De Benedetti teme l'euro a due velocità

LONDRA. L'euro rischia davvero di andare in soffitta e potrebbe essere la Germania a dargli il colpo di grazia. Il potenziale fallimento della Grecia minaccia di contagiare altri Paesi e a quel punto i tedeschi potrebbero «decidere che l'esperimento monetario europeo è al capolinea». L'avvertimento arriva da Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoruiale L'Espresso, nella lezione che ha tenuto ieri alla London School of Economics di Londra intitolata «L'Europa a un bivio: la difficoltà di stare insieme in tempi di crisi economica».
De Benedetti ha ricordato il discorso sul futuro del modello economico europeo che tenne a Londra cinque anni fa. Allora spiegò i punti di forza dell'Europa rispetto al modello Usa, ma parlò delle riforme che andavano fatte per non perdere il primato: previdenza, liberalizzazioni, sanità, mercato del lavoro. Ma quelle riforme i governi «lassisti» non le hanno fatte e l'Europa non ha avuto la forza di imporle. Ecco allora un sistema esposto agli attacchi speculativi. La tentazione di abbandonare Atene al suo destino è un errore: «E' più che concreto il rischio che la crisi contagi altri Paesi, che venga messa in discussione la tenuta dell'euro e che l'epidemia si trasmetta all'Atlantico a causa degli alti debiti di Regno Unito e Usa». Non c'è da stupirsi, ammonisce De Benedetti, «se siamo qui a domandarci se l'euro potrà avere ancora un futuro. Probabilmente sarà la Germania a decretarlo», per puntare forse, come qualcuno ha ipotizzato, su «uno sdoppiamento dell'euro, due aree monetarie più omogenee, quella franco-tedesca e quella mediterranea». Ma l'idea di Europa «è qualcosa di più di un conto economico» e la fine dell'unione monetaria avrebbe «un impatto molto negativo su quella politica». La crisi «si supera con più Europa, non con meno Europa». Ora «bisogna confidare, prima che nella generosità dei tedeschi, nella loro capacità di vedere il loro reale interesse futuro», poiché «la Germania senza l'Europa è destinata a contare poco nel mondo». Per tutti la strada è quella delle riforme. Non a caso De Benedetti chiude citando l'esempio di Amato e Ciampi, «il biennio magico», quando l'Italia affrontò e vinse la crisi finanziaria con le riforme e tornò la fiducia nella politica e nelle istituzioni.(a.co.)