Ex pentito a capo della banda di hacker

ROMA. Una banda di hacker capeggiata da un ex collaboratore di giustizia. Aveva base a Roma il gruppo di 23 italiani arrestati in 11 regioni. La banda, dalla Russia si inseriva nelle banche dati di tutto il mondo e rivendeva i codici a centrali di clonazione. In Calabria e a Roma i due maggiori centri; a Milano, Brescia e Napoli le centrali operative.
A tenere le fila erano esperti informatici, quasi tutti italiani, alleati con organizzazioni di hacker russi, dai quali acquisivano numeri di carte di credito, nomi e indirizzi, date di nascita, password, conti bancari.
Centinaia gli utenti di Internet, centri commerciali e negozi di lusso, tra le vittime dell'organizzazione. L'organizzazione internazionale di pirati informatici era supportata dalla complicità del fratello dell'ex collaboratore di giustizia un famoso hacker che agiva da casa mentre era agli arresti domiciliari. All'interno dell'organizzazione anche alcune donne che si facevano assumere nei centri commerciali sostituendo i pos (apparecchiature di pagamento con carte di credito e bancomat) per carpire e trasferire codici e identità di ignari clienti.
Il capo, un pregiudicato calabrese ed ex collaboratore di giustizia, una volta terminato il programma di protezione, aveva messo in piedi da un anno e mezzo un giro d'affari criminale che, secondo gli investigatori, ha fruttava un milione di euro in soli sei mesi. Migliaia di carte di credito clonate venivano prodotte in una stamperia nascosta in un garage a Ostia.
La banda di hacker aveva ramificazioni in tutta Italia e acquistava migliaia di codici in paesi dell'Est, soprattutto Russia, per una spesa di circa 50.000 euro. Durante 56 perquisizioni in tutta Italia, sono state sequestrate 422 carte di credito clonate, 884 computer e altro materiale informatico.
L'organizzazione metteva a segno anche truffe online: intascava la caparra di finte vendite facendo trasferire ai clienti le somme su carte prepagate intestate a vittime ignare di tutto.