Bossi: «Non scapperemo»

ROMA.Sgomento e cordoglio per le vittime italiane. Sono questi i sentimenti unanimi del mondo politico, ma sul futuro della missione italiana in Afghanistan i partiti si dividono, anche all'interno della stessa maggioranza. E potrebbe essere a rischio il rifinanziamento delle missioni italiane all'estero, quando, a fine giugno, il Parlamento dovrà trovare i fondi necessari: 1,3 miliardi di euro, di cui 600 milioni solo per Kabul.
Il leghista Roberto Calderoli è tra i primi a mettere in dubbio la nostra permanenza in Afghanistan ma viene stoppato da Umberto Bossi che avverte: «Non possiamo scappare».
E' Giorgio Napolitano a farsi carico di esprimere alle famiglie del sergente Massimiliano Ramadù e del primo caporal maggiore, Luigi Pascazio il cordoglio degli italiani. «Sono interprete del profondo cordoglio del Paese di fronte al tragico evento», scrive il Presidente della Repubblica. Analogo messaggio invia il capo del Governo. Silvio Berlusconi ribadisce che «la nostra missione è fondamentale per la pacificazione dell'Afghanistan».
«Spesso abbiamo espresso perplessità sull'esportazione della democrazia ma ora bisogna verificare se questi sacrifi servono», avverte però Calderoli. «Questa decisione sarebbe sentita nel mondo occidentale come una fuga difficilmente spiegabile e probabilemnte avrebbe delle gravi conseguenze sul governo», ribatte Bossi. «Tutti ci interroghiamo, non solo Calderoli, di fronte a una cosa del genere», ammette Ignazio La Russa, ringraziando il ministro leghista che ha sottolineato come l'Italia sia parte di una missione internazionale e dunque non può fare scelte unilaterali. «Oggi abbiamo ritenuto e continuamo a ritenere che il rischio è connesso all'importanza della missione», aggiunge il ministro della Difesa. A partire da giugno, oltre ai mille uomini di rinforzo, arriveranno al contingente in Afghanistan anche i primi nuovi superblindati Freccia.
Insomma la maggioranza, Gianfranco Fini in testa, fa quadrato e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, annuncia: «E' una missione di pace in cui i nostri uomini e le nostre donne lavorano per la nostra sicurezza e per il bene del popolo afghano».
Non la pensa cosi l'opposizione che vorebbe discutere obiettivi e strategie della missione. Pier Luigi Bersani chiede «una riflessione» in Parlamento sui risultati conseguiti. «Dobbiamo riflettere sull'evoluzione della missione come sta facendo il presidente Obama», avverte il segretario del Pd. Massimo D'Alema ricorda che la missione è «sotto l'egida dell'Onu». A chiedere una «exit Strategy» è Antonio Di Pietro, secondo il quale si deve prendere atto che l'opzione miltare ha fallito: «Chiederemo al governo perchè dobbiamo restare», dice. (m.b.)