Ance: crisi edilizia, governo assente
ROMA. I costruttori, travolti dalla crisi, alzano i toni: dopo un 2009 con 2.000 imprese fallite, 210.000 posti di lavoro persi, con uno «Stato che non investe e non paga» e la stretta creditizia, ora vedono un 2010 buio. Una ripresa potrebbe arrivare nel 2012 ma nel frattempo sarebbe il collasso del settore.
«Pretendiamo subito risposte dal governo e se non succederà nulla entro giugno-luglio scenderemo in piazza»: Paolo Buzzetti, presidente Associazione nazionale costruttori edili (Ance) parla agli ‘Stati generali, un anno dopo'. «Dopo artigiani e subappaltatori ora chiudono anche le più grandi». Imprese e sindacati elencano le criticità: negli ultimi tre anni -18% investimenti, -30% compravendita case e -23% del non residenziali, -55% bandi gara per lavori pubblici dal 2003.
Per uscire dalla crisi: modifica del patto di stabilità per far circolare denaro per nuovi investimenti e pagamenti, coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti per anticipare i pagamenti della pubblica amministrazione e compensare i crediti certi con imposte e contributi. Gli Enti che hanno soldi devono spenderli. Vanno sbloccate le risorse per le infrastrutture: va bene che il Cipe giovedi abbia deliberato, «dopo mesi di stallo, 358 milioni per circa 1.700 interventi urgenti di messa in sicurezza degli edifici scolastici», «è un passo avanti ma occorre fare subito le gare per aprire i cantieri». Vanno sbloccati gli 11,2 miliardi del Piano Cipe giugno 2009 per infrastrutture: solo 20 milioni sono stati affidati.
Occorre estendere la Cassa integrazione a 12 mesi, garantire imprese regolari quanto a retribuzioni e contributi mantenendo il documento unico di regolarità contributiva (Durc) nei lavori privati, far decollare l'edilizia sociale e semplificazioni normative per far partire anche il Piano casa 2 «che langue», usare la leva fiscale, ripristinando l'Iva per case vendute dalle imprese anche dopo i 4 anni dalla fine lavori. Un occhio all'inchiesta appalti del G8: «la corruzione uccide le imprese sane» e incide sulla qualità. Il mercato, dice Schiavella, Fillea Cgil, «è ostaggio della cricca cui vengono affidati senza alcuna gara gli appalti pubblici, dell'assenza di regole, della rincorsa ai ribassi (spesso oltre il 60%), del lavoro nero dove si rafforzano le infiltrazioni della criminalità organizzata. E il Governo non fa nulla per contrastare l'acuirsi di queste distorsioni del mercato». Correale, Feneal, vede la ripresa del settore solo nel 2012 e «ciò significherebbe il collasso della filiera delle costruzioni». Pesenti, Filca-Cisl, auspica che il Parlamento «decida in fretta sulla patente a punti per le imprese», con decurtazioni per infrazioni alla sicurezza sino al ritiro.