«Io urlavo, loro picchiavano»


ROMA. «Io urlavo ma loro continuavano a menare. Saranno stati sette o otto poliziotti». Scarcerato da Regina Coeli a una settimana dall'arresto avvenuto la sera del 5 maggio dopo la partita Inter-Roma, Stefano Gugliotta ora cercherà di «dimenticare, di tornare alla vita di tutti i giorni».
Ma non sarà facile lasciarsi alle spalle le botte e il carcere dove «ho iniziato uno sciopero della fame perchè non ce la facevo più».
E mentre ieri un funzionario della polizia presentava le scuse a sua mamma a nome del Questore di Roma, nello studio del suo avvocato il venticinquenne ha raccontato cosa è avvenuto quella sera. «Ero sul mio motorino - ha detto - quando si è avvicinato un agente intimandomi l'alt, io mi sono fermato e lui mi ha colpito con un pugno alla bocca. Mi si sono avvicinati forse perchè non portavo il casco. Con la partita non c'entravo nulla. Non ho reagito, ho solo cercato di tenere le distanze. Dopo non ho ricordi chiari perchè sono stato incosciente. Non mi sono dimenato, ho solo detto che non c'entravo nulla. Barcollavo. Non ho neanche cercato di scappare dalla camionetta. Io avrei voluto solo spiegare le mie ragioni. La botta più forte l'ho ricevuto prima di entrare nella camionetta: un colpo con un manganello alla testa». Ora è ancora scosso, «pieno di lividi» e con un dente rotto: «Penso di essermelo rotto davanti alla camionetta della Polizia in viale Pinturicchio» ha aggiunto.
Altrettanto traumatizzante il carcere: «I primi due giorni di isolamento sono stati tremendi, non sei nessuno - ha proseguito - Poi sono stato al centro clinico e rispetto all'isolamento è andata bene, le cure sono state pronte. Per ogni cosa che vuoi fare devi compilare una domanda scritta. Non conti». E ora? «Colgo l'occasione per chiedere a tutti di abbassare i toni - ha concluso il giovane - Penso che la maggior parte degli uomini delle forze dell'ordine siano in buona fede e corrette. Forse ora qualche poliziotto avrà il tempo per riflettere sul suo comportamento». In merito all'ipotesi di eventuali richieste di risarcimento, il suo legale ha fatto sapere che «decideremo, in base al comportamento degli agenti durante il processo: se saranno corretti non faremo nulla».
Ma a Regina Coeli ci sono ancora due studenti universitari abruzzesi, Emanuele De Gregorio e Stefano Carnesale, diciannovenni di Gessopalena (Chieti), arrestati la stessa sera con l'accusa di aver preso parte agli scontri in occasione della partita Roma-Inter.
I due sono stati ora messi nella stessa cella e per Emanuele è stato chiesto un sostegno psicologico perchè «è molto provato e piange spesso» ha spiegato il suo legale. Da una settimana gridano invano la loro innocenza e ripetono «che avevano solo chiesto - hanno riferito ancora gli avvocati - ai carabinieri dove prendere il bus per tornare a casa». Sul loro caso il Pd ha presentato una interrogazione urgente al ministro Maroni.

Monica Viviani