Tripoli, aereo si schianta sulla pista


ROMA. Si è salvato solo lui. Un bambino olandese di otto anni è l'unico superstite del disastro aereo di ieri mattina a Tripoli: un Airbus 330 è esploso in fase di atterraggio disintegrandosi. Le vittime sono 103.
Partito martedi sera da Johannesburg, in Sudafrica, erano le 6 di ieri mattina quando, 400 metri prima di imboccare la pista di atterraggio numero 9 dell'aeroporto internazionale di Tripoli, il volo della compagnia libica Afriqyiah si è schiantato al suolo. Per ora delle 103 vittime (di cui 92 passeggeri e 11 membri dell'equipaggio) sono stati trovati 96 corpi. La maggioranza dei passeggeri era diretta in Europa con scalo a Tripoli: il velivolo sarebbe dovuto ripartire per Gatwick. Secondo quanto riferito dal ministro dei Trasporti libico «62 erano di nazionalità olandese, 11 libici, tutti appartenenti all'equipaggio, 2 tedeschi, 1 francese». Gli altri appartengono a «Gran Bretagna, Finlandia, Sudafrica, Filippine, Zimbabwe». Gli olandesi viaggiavano in due gruppi che avrebbero dovuto proseguire per Dusseldorf e Bruxelles. Non risultano italiani a bordo, come ha confermato anche la Farnesina.
Le cause del disastro sono ancora avvolte nel mistero. Lo schianto è avvenuto dentro l'area aeroportuale, in una zona in cui ci sono arbusti. Al momento dell'incidente le condizioni meteorologiche erano buone e secondo l'ultimo rapporto della torre di controllo prima dell'incidente la visibilità risultava essere di 6 chilometri. Il ministro dei Trasporti libico ha comunque escluso che si sia trattato di un attentato. Una commissione d'inchiesta è già al lavoro e sta analizzando le due scatole nere. Fatto sta che «il pilota non ha trasmesso alcuna comunicazione di pericolo o guasto in fase di atterraggio né è stata riscontrata una mancanza di carburante».
Secondo quanto riferito da Saleh Ali Saleh, il responsabile legale della compagnia, l'Airbus, entrato in servizo appena lo scorso settembre, era stato sottoposto a manutenzione ordinaria l'ultima volta il 5 marzo da parte di un team di tecnici della Lufthansa ed era stato giudicato «in ottime condizioni». Non solo. Aveva superato tutti i controlli di sicurezza richiesti prima di partire da Johannesburg. Creata su decisione del Parlamento libico nel 2001 allo scopo di collegare direttamente i Paesi africani, la Afriqiyah Airways è una compagnia low cost che vola sull'Africa e in Europa, Medio Oriente e Asia e non è stata coinvolta in nessun incidente prima di ieri. La stessa agenzia per la sicurezza aeronautica europea ha assicurato che tutta la flotta della compagnia aveva superato tutti i controlli.
Dal canto suo la direzione dell'aviazione civile di Tripoli ha però escluso anche «cause legate allo stato dell'aeroporto». Esclusa anche qualsiasi relazione con la nube vulcanica in arrivo dall'Islanda. A questo punto gli esperti ipotizzano un guasto tecnico: si tratta dello stesso modello del volo Air France 447 in volo da Rio de Janeiro a Parigi, caduto in mare il primo giugno del 2009 per un sospetto malfunzionamento dei sensori di velocità. Si tratta dell'incidente aereo più grave per la Libia da quello del 22 dicembre 1992, quando un Boeing si schiantò e morirono in 158.

Monica Viviani