La strage delle donne, altre 2 uccise dai mariti


ROMA. La separazione che lui non accettava e i litigi per l'affidamento dei figli: avevano questo in comune Cristina ed Emanuela. Ora a legarle per sempre c'è anche l'epilogo delle loro ancora giovani vite: uccise dai rispettivi mariti.
Con 50 coltellate sferrate sotto gli occhi di un'assistente sociale la prima, con 5 colpi di pistola esplosi davanti alla loro bimba di due anni la seconda. Le statistiche lo denunciano da tempo: in Italia si conta un omicidio in famiglia ogni due giorni. Negli ultimi sette anni sono state circa 1.500 le vittime tra le mura domestiche. Tra loro ora ci sono anche Cristina ed Emanuela. Cristina Rolle aveva 33 anni, era mamma di due bambine di 5 e 7 anni e insegnava matematica in una scuola primaria del torinese. La violenza del marito Giampiero Prato, programmatore informatico di 38 anni, si è scatenata ieri a Collegno, al termine di un colloquio di fronte all'assistente sociale che da due anni ormai seguiva la loro separazione. L'uomo ha estratto da una valigetta un coltello da macellaio, venti centimetri di lama, e ha infierito sulla moglie con decine di coltellate: una cinquantina, secondo il medico legale, trenta mortali. Poi è tornato a sedersi ed ha aspettato l'arrivo dei carabinieri che lo hanno arrestato. Fuori da quella stanza nemmeno un urlo che lasciasse immaginare l'imminente orrore. All'origine della tragedia ci sarebbe l'affidamento delle figlie. Seguito anche da uno psichiatra, l'omicida da tempo accusava la moglie di avere «montato» le bambine contro i nonni paterni, dove avrebbe voluto sistemarle quando sarebbe toccato a lui accudirle.
Anche Nicola Incorvaia, guardia giurata di 25 anni, ed Emanuela Vallecchi, di 22, stavano per separarsi. La fine del matrimonio non accettata dal marito, la gelosia e le liti per l'affidamento della loro bambina di 2 anni: questo il mix che avrebbe scatenato la furia del metronotte che ha scaricato contro la giovane moglie cinque colpi della sua pistola d'ordinanza. L'uxoricidio si è verificato nella tarda serata di lunedi a Gela. Poi con la sua auto, si è dato alla fuga, portando con sè la figlia. Rintracciato da un amico poliziotto, ha inizialmente minacciato di «farla finita insieme alla bambina» per poi arrendersi. «Voglio giustizia - ha detto ieri il padre della vittima - Lo avevo denunciato già quattro volte. Me l'avete ammazzata».
Ha invece perso il bambino che portava in grembo una donna picchiata dal suo compagno a Vicenza. 37 anni, incinta da tre mesi, è stata presa a calci e pugni e spinta con violenza contro un mobile.

Monica Viviani