Gli invisibili adesso vogliono contare
ROMA. Entra in pista Rete Imprese Italia, che raggruppa commercio, artigianato e piccole imprese per contare sui tavoli istituzionali: 2,6 milioni le imprese associate su una rappresentanza potenziale di 4,2, quasi 15 milioni di addetti. Il ‘popolo del fare impresa' di Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato e Casartigiani (le organizzazioni del ‘patto Capranica' che 4 anni fa diede vita al progetto) rappresenta il 60% del valore aggiunto italiano e il 59% degli occupati del Paese.
Alla guida dell'organizzazione della piccola e media impresa siederà Carlo Sangalli (Confcommercio): un incarico pro tempore di 6 mesi a rotazione tra i 5 presidenti. Riforma fiscale che incrocia il federalismo, stop alla tassa-burocrazia, impulso al cantiere riforme, sicurezza sociale, flexicurity, diminuzione della pressione fiscale («'Irap è una vessazione straordinaria», puntualizza Ivan Malavasi presidente Cna aggiungendo: «non siamo gli evasori nè quelli che portano i soldi in Svizzera»), accesso al credito. Sono alcuni punti della fitta agenda di Rete Imprese (dove rete sta per appresentanza e territorio) scandita da un pensatoio, la Fondazione, guidato da Giuseppe de Rita, presidente Censis, coadiuvato da studiosi quali Aldo Bonomi, Paolo Feltrin, Stefano Zan, e dal segretario generale Carla Collicelli (Censis). «Non c'è dubbio che la crisi ha accelerato il progetto di fusione» dice Sangalli.
Appena nata, Rete Imprese è già «oggetto di attenzione interessata da parte delle istituzioni» assicura Giorgio Guerrini (Confartigianato), certa di creare qualche scompiglio nell'assetto delle rappresentanze. Ma Rete Italia non nasce ‘contro' puntualizza Sangalli. Anzi, è aperta ad altri soggetti, del mondo agricolo, alimentare, alla stessa Confapi, è l'invito di Malavasi. Guerrini delinea il progetto di «unico modello contrattuale per decine di milioni di persone» declinato sulle specificità delle categorie. «Veniamo da storie diverse ma siamo riusciti ad andare oltre e organizzare le nostre richieste e proposte in modo autonomo» sottolinea Marco Venturi (Confesercenti) ricordando «la difficoltà di accesso al credito per le pmi cui si chiede sempre di innovare. Attenzione al rischio usura: prima di chiudere un piccole imprenditore le prova tutte anche se sa che sarà letale».
Il via ufficiale alla superorganizzazione delle Pmi è stato accolto con favore da governo e mondo del lavoro. Nel suo messaggio di saluto, il presidente Napolitano, ha apprezzato l'iniziativa che pone le premesse per un più efficace dialogo con le istituzioni. Per il ministro del Welfare Sacconi è un «fatto positivo» attraverso cui «l'insieme dei datori di lavoro può consolidare la sua rappresentanza per affrontare le intese riformiste». Secondo il viceministro allo Sviluppo, Adolfo Urso, finalmente le piccole imprese hanno una «voce unica» per esprimersi. Benvenuto unanime anche dal mondo sindacale.