No di Londra al piano salva-Stati

BRUXELLES. I ministri finanziari della Ue - riuiniti in seduta straordinaria a Bruxelles - si apprestano a varare il piano salva-Stati, contro la speculazione sui mercati che sta minacciando la stabilità della zona euro. Sul tavolo la proposta della Commissione Ue.
Dopo l'accordo tra i sedici leader dell'Eurozona, è stato messo nero su bianco un meccanismo di pronto intervento per aiutare i Paesi che dovessero trovarsi in difficoltà simili a quelle della Grecia. Ma a gelare il clima dell'Ecofin è stata Londra, col cancelliere dello Scacchiere, Darling, che a chiare lettere ha detto no alla partecipazone del Regno Unito al salvataggio di Paesi dell'Eurozona. Quella di Londra, però, appare al momento come una voce fuori dal coro. Resiste, infatti, l'asse franco-tedesco tra Sarkozy e la Merkel. La Germania propone addirittura un piano di aiuti per i Paesi in difficoltà di 500 miliardi, insieme con il Fmi, che proprio ieri ha approvato un pacchetto per la Grecia di 30 miliardi di euro.
Sia la Merkel, per la seconda volta in tre giorni, sia Sarkozy, hanno anche ricevuto una telefonata dal presidente Usa, Barack Obama che ha insistito sulla necessità di «una risposta forte» e di «passi decisivi» che devono essere intrapresi dai Paesi della Ue per ridare fiducia ai mercati. La discussione al tavolo dell'Ecofin - che si svolge mentre a Basilea è in corso un vertice della Bce coi banchieri centrali europei - è ancora molto aperta.
Il commissario Ue agli affari monetari Olli Rehn ha presentato la proposta della Commissione Ue e dopo un primo scambio di vedute, i lavori sono stati sospesi. E' stato quindi convocato il Comitato economico e finanziario per lavorare sulle modalità tecniche del piano, nel tentativo di sintetizzate le posizioni emerse e di trovare la quadratura del cerchio. Nei testi non si farebbero cifre (si parlerà di «risorse proprie» della Ue), perché l'intenzione è quella di dare ai mercati un segnale forte, quello di un meccanismo che possa essere garantito da una disponibilità praticamente illimitata. Secondo le indiscrezioni trapelate, si starebbe discutendo di 60 miliardi di euro garantiti dal bilancio comunitario che permetterebbero alla Commissione Ue di raccogliere, attraverso l'emissione di titoli, prestiti sui mercati per almeno 600 miliardi. E' in pratica lo stesso meccanismo già utilizzato per venire in soccorso delle bilance dei pagamenti di alcuni Paesi Ue fuori dell'Eurozona, come l'Ungheria e la Lettonia. A questo primo meccanismo se ne aggiungerebbe un altro, che prevede un intervento di garanzia dei singoli Stati membri. È proprio su quest'ultimo punto che Londra si oppone, anche se non è ancora chiaro se il meccanismo sarà su base volontaria o obbligatoria. E se varrà per tutti i 27 Paesi della Ue oppure solo per i 16 della zona euro. La base giuridica dell'intero piano salva-Stati è l'articolo 122 del trattato Ue, che consente un'assistenza finanziaria a Stati membri che si trovino in difficoltà o siano sotto seria minaccia. Un altro livello di intervento, potrebbe essere quello della Bce, che potrebbe scendere in campo con l'acquisto dei titoli di Stato dei Paesi in difficoltà. Altri Paesi fuori dall'euro, come Svezia e Polonia, sono pronti a partecipare. Esplicito il ministro svedese Borg che ha sostenuto la necessità di difendersu dagli sciacalli della speculazione: «Se non li fermeremo, questo branco indebolirà ancora di più i Paesi più deboli».