Test di verginità sulla figlia, è stupro
ROMA.Commette violenza sessuale il padre che vuole punire i 'costumi disinvolti" della figlia controllando, con le sue stesse mani se la ragazzina è ancora vergine. Lo sottolinea la Cassazione che ha annullato con rinvio la condanna a otto mesi di reclusione per il reato 'semplice" di violenza privata, un padre che aveva inserito due dita nella vagina della figlia per verificare se avesse già avuto rapporti sessuali e per punirla, in questo modo, dei suoi comportamenti, col fidanzatino, giudicati troppo disinvolti dal genitore. La Suprema Corte, accogliendo il ricorso della Procura della Corte d'Appello di Torino che insisteva per l'incriminazione del padre per l'imputazione di violenza sessuale anzichè per quella di violenza semplice, ha sottolineato che i giudici di merito hanno sbagliato ad escludere la valenza sessuale del test di verginità dando rilievo «al contesto in cui l'atto sessuale è stato compiuto, dal quale si desumerebbe che fosse diretto ad umiliare la figlia nella sua leggerezza dei costumi». Anche se cosi fosse - prosegue la Terza Sezione Penale della Cassazione con la sentenza 17542 - «ciò non escluderebbe la valenza prevaricatoria del gesto sessuale potendo l'intervento punitivo essere conseguito con modalità meno invasive della libertà di determinazione del soggetto passivo». Ad avviso dei supremi giudici «con motivazione del tutto illogica si è ritenuto - da parte dei giudici della Corte di Appello - che 'nulla di libidinoso ebbe a stimolare l'imputato"». Adesso la Corte d'Appello dovrà rivalutare il comportamento di Enrico M.V. (55 anni), il padre che una sera, quando la figlia (della quale non è specificata l'età), ritornò a casa un po' più tardi del solito, continuando a stare al telefono col suo ragazzo, fu preso dalla rabbia «che la figlia fosse sessualmente disinvolta e per verificare la perdita della sua verginità, dopo averla denudata, aveva fugacemente introdotto le dita della mano nella vagina» della ragazza. Poi l'aveva sculacciata e si era ritirato in camera sua.