Gropello, ridotti a nove i licenziamenti alla Icss

GROPELLO. Si intravedono spiragli per gli operai Icss a rischio licenziamento. Da martedi la mobilità obbligatoria interessa 9 dipendenti invece dei 15 previsti dalla procedura aperta a marzo. Scende di sei, dunque, il numero dei lavoratori che l'azienda di imballaggi in località Santo Spirito potrebbe tagliare alla fine della cassa integrazione straordinaria, dopo il 31 maggio.
La novità è emersa nella riunione tra la proprietà, i sindacati e l'Unione industriali. «Confermo - ha dichiarato ieri Paolo Garbagna, il titolare - Stiamo cercando di evitare in tutti i modi la mobilità forzata. Tre di queste sei persone hanno scelto quella volontaria, ne cercheremo altre come stiamo facendo da mesi. Esploriamo strade ulteriori legate agli ammortizzatori sociali. Però questa non è un'inversione di rotta: il nostro impegno a cercare alternative alla soluzione drastica è quello di sempre, i sindacati lo sanno». Infatti, in via formale, l'incontro di martedi ha dato esito negativo: le parti non hanno raggiunto un accordo entro i primi 40 giorni dall'avvio della mobilità. Il verbale è stato inviato all'Agenzia regionale del lavoro, dove entro il 3 giugno, sindacati e azienda si riuniranno per chiudere la vertenza. Il 17 maggio però si terrà un tavolo di confronto in azienda, anche alla luce di quanto i vertici della ditta hanno fatto sapere in via informale martedi. E cioè: i 15 operai generici esposti alla mobilità forzata si riducono di sei unità. Tre hanno optato per la mobilità volontaria, altrettanti staranno fuori dall'azienda a lungo per ragioni di competenza Inps. «La Cgil continua a chiedere soluzioni alternative - dice il sindacalista Giacomo De Lorentis - Quanto è emerso in via ufficiosa in sede di confronto è positivo. Ufficialmente però non è stato trovato nessun accordo, aspettiamo i prossimi incontri». De Lorentis ha sollecitato Icss a «rallentare i ritmi di lavoro, oggi troppo pressanti». Su questo punto la replica di Garbagna: «Abbiamo commissionato studi sull'organizzazione del lavoro e investito centinaia di migliaia di euro su macchine che semplificano le mansioni. La questione è inaccettabile. La trovo anacronistica quando altrove ci sono fabbriche chiuse e operai rimasti a casa».

Simona Bombonato