Tutti d'accordo: «Vino di qualità contro la crisi»
PAVIA.Il vino dell'Oltrepo sta facendo i conti con una crisi economica strisciante, ma è determinato a uscirne con un filo d'Arianna efficace come la qualità. In questa fase i marchi Doc e Docg non sono solamente una espressione burocratica, ma rappresentano, oggi più che mai, un'àncora di salvezza cui si possono aggrappare le aziende vitivinicole fra il Po e il monte Lesima. E poi si deve far partire il progetto del Distretto agricolo dell'Oltrepo, che la Regione Lombardia ha autorizzato nell'agosto scorso.
Il prodotto agricolo più rappresentativo soffre a causa della contrazione dei consumi: se le famiglie devono risparmiare sugli alimenti e sulle bevande da mettere in tavola, la bottiglia di vino è senz'altro una di quelle da lasciare sullo scaffale del supermercato. Una tendenza rafforzatasi negli ultimi anni, che però il mondo vitivinicolo oltrepadano vuole invertire. Come? Puntando senza indugio sul binomio qualità-prezzo, giudicato da molti assai competitivo. E sui vitigni che fanno la differenza. In primo luogo, la Croatina, vitigno storico simbolo dell'Oltrepo, poliedrico, versatile, in grado di dare ottimi vini vivaci, come il Bonarda, e grandi vini rossi. E subito a ruota il Pinot nero, dalla fine dell'Ottocento sinonimo di Oltrepo sia perché vanta la maggiore estensione in Italia riservata al vitigno borgognone (2.200 ettari), sia per la riconosciuta e superiore vocazione a quest'uva di alcune zone. Nell'Oltrepo il Pinot nero, spumantizzato o vinificato in rosso, è da sempre oggetto di speciali attenzioni, trattato come un vitigno di casa, anche se è la più nobile delle varietà internazionali.
«Il vino rappresenta un settore di grandissima rilevanza per il nostro territorio: insieme al riso è il prodotto principe dell'economia pavese e vanta eccellenze e peculiarità capaci di porre l'Oltrepo ai vertici della produzione italiana e non solo - commenta Giuseppe Ghezzi, presidente della Coldiretti di Pavia -. Tuttavia occorre segnalare il periodo difficile che i viticoltori stanno vivendo sia per la contrazione generale dei consumi sia in seguito all'applicazione di norme che penalizzano il comparto colpevolizzando indiscriminatamente l'intero settore». Occorre reagire e, proprio a questo proposito, Coldiretti ha convocato la Consulta vitivinicola dei propri produttori riunitasi con i vertici del Consorzio di tutela vini Doc. Il dibattito ha preso spunto dalla necessità di un forte legame con il territorio che sappia identificare la produzione con meccanismi di immediata rappresentatività dell'eccellenza territoriale e un processo di educazione e di cultura al consumo del vino. «Per evitare strumentalizzazioni artefatte occorre sensibilizzare l'intera filiera e le istituzioni affinché sia avviata una campagna di educazione che chiarisca le differenze tra il vino, portatore di cultura e vero e proprio alimento, e i superalcolici - prosegue Ghezzi -. Il rilancio del settore vitivinicolo è un passo fondamentale nella ripresa economica dell'intera provincia e rappresenta non solo una risorsa di primaria importanza per migliaia di imprese agricole e un indotto di notevolissime dimensioni, ma anche uno dei migliori ambasciatori dell'intero territorio non solo fuori dai confini provinciali, ma anche in un'ottica internazionale. Per fare ciò occorre sinergia nelle politiche che ci attendono, anche in considerazione dell'applicazione della nuova Organizzazione comune di mercato, l'Ocm vino, e che coniughino gli interessi di tutti gli attori della filiera con attenzione all'identità territoriale». I lavori della Consulta vitivinicola hanno prodotto un documento che sarà oggetto di dibattito all'interno e al di fuori della Coldiretti. Mobilitazione anche per l'Unione agricoltori, che stasera riunirà la propria sezione di prodotto, segno che la tutela del comparto vitivinicolo è argomento di stretta attualità. All'ordine del giorno il Distretto del vino, in fase di attuazione, e la soppressione delle agevolazioni per i contributi previdenziali alle imprese agricole dal 1 agosto prossimo.
«Il mondo del vino va seguito con attenzione soprattutto in una fase convulsa come quella che stiamo vivendo: valorizzare il vino significa valorizzare un intero territorio - commenta Walter Cibrario, presidente dell'Unione agricoltori di Pavia -. Deve emergere un'immagine meno confusa e più unita e consapevole di una zona dalle mille potenzialità: le produzioni, allo stesso tempo, devono essere gratificanti per chi lavora». Per Roberto Bigi, presidente della Cia provinciale, i consumi stanno «mortificando» i produttori.
«Registriamo una diminuzione della quantità di uva prodotta e una più bassa remunerazione dei prezzi, sia all'ingrosso sia alla bottiglia: si deve ripartire dalla garanzia di qualità, dalle Doc e dalle Docg, e dal turismo del vino» chiude Bigi.