Prese i soldi a scuola, condannata
BELGIOIOSO. «Ho preso i soldi in un momento di crisi economica». Ma per la dirigente amministrativa è scattata lo stesso la condanna: 2 anni e 10 mesi per peculato.
La sentenza dei giudici, pronunciata ieri in Tribunale, spiega solo una parte della vicenda. Che, come ha raccontato la stessa imputata in aula, ha contorni umani oltre che giudiziari. Annamaria Masanta, 58 anni, dirigente amministrativa dell'Istituti scolastico comprensivo di Belgioioso (poi trasferita nella scuola media di Santa Maria della Versa e sospesa in attesa del verdetto del Tribunale) era finita a processo con l'accusa di avere trattenuto soldi dal bilancio della scuola. Per la precisione, di non avere versato i contributi messi a disposizione dalle famiglie per le gite e per il sostegno agli alunni bisognosi. Una cifra di circa 9mila euro, che era stata poi restituita. L'imputata, in aula, ha spiegato i motivi di quella omissione: «Mi sono trovata in un momento di difficoltà economica, per cui ho dovuto chiedere un finanziamento. Ma i soldi del prestito non sono arrivati subito. Ho pensato, con leggerezza, che potevo tenere quei soldi col proposito di restituirli. E infatti è andata cosi: ho ripianato tutto il debito. Non c'era dolo, è stata solo una debolezza dettata dal fatto che non riuscivo più a mantenere la mia famiglia». Un'ammissione resa con sincerità. Che la donna non si fosse resa conto che il suo comportamento l'avrebbe trascinata in Tribunale, a doversi difendere da un'accusa pesantissima, fu la stessa auto-accusa fatta nel verbale di chiusura del bilancio di fine anno, dove era stato in sostanza dichiarato che alcune cifre non erano state versate. Dopo il suo trasferimento (che non aveva a che vedere con il processo) fu costretta a spiegare quell'anomalia anche alla collega che intanto aveva preso il suo posto e alla dirigente scolastica. E intanto, però, fu avviata un'indagine penale. Delle ragioni che avrebbero spinto la donna a commettere un reato, i giudici hanno tenuto conto solo in parte, per la concessione delle attenuanti. La pena chiesta dal pm Stefano Berni Canani, di 3 anni e 8 mesi di carcere, basata sul principio che «un pubblico ufficiale proprio nei momenti di difficoltà dovrebbe fare prevalere il senso del dovere», è stata ridimensionata. Inoltre un'imputazione, legata ai mandati di pagamento di alcune ore di straordinario (soldi, secondo l'accusa, non dovuti) è stata 'alleggerita" in truffa.