Pediatria, adesso è proprio crisi
PAVIA. Università e San Matteo ai ferri corti per la Pediatria. Prima la divisione dei letti all'interno del reparto, poi la proposta di un accordo tra l'ateneo con il Bambin Gesù di Roma che è stata mal digerita dal policlinico e ora, goccia che potrebbe far traboccare il vaso, si profila l'ipotesi di uno sconvenzionamento.
L'ultimo atto della guerra che si sta consumando in clinica pediatrica è una lettera che il presidente della fondazione Alessandro Moneta e il direttore generale Pietro Caltagirone hanno inviato al rettore e al preside della facoltà di Medicina nei giorni scorsi. Troppa conflittualità che rischia di danneggiare i pazienti, spiegano. E quindi l'intenzione di mantenere la convenzione con l'Università solo ed esclusivamente per gli ambulatori (che attualmente sono Auxologia, Endocrinologia e diabetologia, Allergologia).
Il rettore, il professor Angiolino Stella, non ha ancora risposto. Potrebbe farlo oggi chiedendo un incontro chiarificatore ai vertici del San Matteo. La posta in gioco è alta. Se la rottura non si dovesse ricomporre i dissapori potrebbero minare i futuri rapporti di collaborazione tra i due enti che, non più tardi di due mesi fa, hanno siglato un accordo in pompa magna, in Regione Lombardia, per dar vita a un prestigioso campus universitario di Medicina. Un progetto da 22 milioni di euro che, nelle intenzioni di entrambi, dovrebbe riportare il baricentro della ricerca e della sanità di eccellenza a Pavia, dove è stato per decenni. Ma la corda a lungo tesa, in Pediatria, sembra essersi spezzata. I primi accenni della crisi si sono avuti con la separazione dei letti di competenza dei medici ospedalieri (16) da quelli degli universitari (10) nel tentativo di rasserenare un clima avvelenato da polemiche e ricorsi al Tar. Ma non ha funzionato, l'equilibrio è costantemente in bilico. Poi la tegola della bozza di accordo con il Bambin Gesù che il San Matteo ha interpretato come una mancanza di riguardi nei suoi confronti, essendo il polo di riferimento dell'università di Pavia. Ora la lettera in cui il presidente fa riferimento alle «notevoli criticità sul nuovo assetto della struttura complessa» evidenziate dagli universitari. Assetto, sottolinea Moneta, «che era stato comunque concordato e condiviso».
E adesso i vertici dell'ospedale non nascondono il timore che la tensione possa pregiudicare l'attività assistenziale, oltre che una serena convivenza tra chi lavora in reparto. Non resta, avrebbero scritto al rettore, che limitare il convenzionamento ai soli ambulatori. Aprendo inevitabilmente la strada all'istituzione di un primariato ospedaliero. E costringendo l'Università a cercare un'altra sede per i suoi medici universitari che non gestiscono ambulatori. La decisione sarà sottoposta al consiglio di amministrazione del San Matteo nella prima seduta utile, che non è ancora stata fissata. Ma l'ateneo qualche dubbio ce l'ha: riguarda la possibilità che lo sconvenzionamento possa essere deciso da una parte sola.