Binasco, se la cassetta scoppia


BINASCO. Cassette postali strapiene, scatta la protesta. Dopo le lamentele dei cittadini, è dovuta intervenire anche l'amministrazione comunale, con una lettera alle Poste, per chiedere il ritiro più puntuale della corrispondenza dai punti di raccolta.
Dai quali, sempre più spesso, escono addirittura le buste depositate. In particolare, il disservizio viene segnalato sotto i portici e in via Manara. Ma anche per cassette posizionate in altri punti del paese la situazione non cambia. «Con sempre più frequenza - ha scritto il sindaco Giovanni Castoldi alla direzione centrale delle Poste - ci viene segnalato il pesante disservizio dovuto al mancato ritiro della corrispondenza dalle cassette. In particolare si evidenzia che nonostante sia apposto il cartello con indicati gli orari del ritiro, il servizio non viene svolto puntualmente creando disagi ai cittadini».
«Già altre volte - prosegue Castoldi nella lettera - è stato fatto presente il problema. Ciononostante, il disservizio permane». Il sindaco chiede «quali provvedimenti intendete adottare per riportare alla normalità il ritiro della corrispondenza dalle cassette». Per il momento, però, non è ancora arrivata nessuna risposta dalle Poste. «I cittadini - spiega Castoldi - sono costretti ad infilare dentro le cassette le lettere in qualche modo. O, quando sono troppo piene, a rinunciare al servizio». Insomma, per un problema che si risolve (quello della distribuzione della corrispondenza) un altro se ne crea. Lo scorso anno i sindaci della zona (Binasco e Lacchiarella in testa, ma anche Noviglio e Casarile) avevano dovuto far fronte comune per chiedere un aumento dell'organico negli uffici postali dei paesi. Richiesta esaudita dalla Poste, ma non senza prima un duro confronto. Alla fine gli amministratori l'avevano spuntata, ottenendo un aumento del 20% di portalettere.
Il che, in termini numerici, equivaleva a un postino in più nel distretto di Binasco-Noviglio, passati da cinque a sei. Stesso dicasi per Lacchiarella. Anche in questo caso l'organico era stato portato a sei unità.

Giovanni Scarpa