Mps: torneremo a dare dividendi

SIENA. Monte dei Paschi deve tornare a una redditività significativa. Gabriello Mancini, presidente della Fondazione, azionista di maggioranza con il 55,6%, non usa mezzi termini.
Ribadisce che quest'anno gli azionisti hanno accettato la mancanza di un dividendo per le azioni ordinarie, ma non sarebbero disponibili a farlo anche l'anno prossimo, soprattutto con un bilancio che mostra «una debolezza sui principali indici dell'attività creditizia tradizionale». Una richiesta che il presidente di BMps, Giuseppe Mussari, ha giudicato «giusta e sfidante», spingendosi poi a dire che il 2010 dovrà essere chiuso con «un utile più che sufficiente a remunerare il capitale degli azionisti», e questo è «un compito e un impegno», ha aggiunto chiudendo l'assemblea dei soci che ha approvato il bilancio del 2009. «Un bilancio complicato, di un anno estremamente difficile» ha detto Mussari, che si è chiuso con un utile di 220,1 milioni. E se Mancini aveva fatto un richiamo anche a un ulteriore riduzione dei costi, il presidente e il direttore generale Antonio Vigni, hanno ricordato che nel 2009 questo capitolo ha toccato il -8%. «Per il 2010 di cifre ancora non parliamo - ha aggiunto Vigni - forse le indicheremo a maggio, ma certo proseguiremo con questa politica che non vuol dire tagli ma razionalizzazioni e ristrutturazioni». Mussari ha spiegato che il management è consapevole di aver chiesto un sacrificio ma «riteniamo di aver costruito le premesse per un pronto e congruo ritorno alla distribuzione del dividendo nel 2010». E le premesse, ha spiegato insieme al dg, le vedrete «già nei risultati del primo trimestre 2010», dove, «pur con tassi non favorevoli, ma in un contesto economico migliore rispetto ai primi tre mesi del 2009, l'obiettivo indicato dalla Fondazione potrà avere un primo riscontro positivo». E resterete sorpresi dei risultati del primo trimestre della joint venture con Axa». Della solidità del Monte non sembra dubitare neppure il vicepresidente Francesco Gaetano Caltagirone, per il quale si tratta di una banca solida che con l'acquisizione di Antonveneta certo ha fatto un bel boccone, e deve ancora digerirlo. Un'operazione alla quale è legata anche l'ultima richiesta di nuovi dati avanzata dall'Antitrust al Monte e a Intesa dopo l'accordo per la cessione di 50 sportelli che da Rocca Salimbeni sono passati al gruppo lombardo piemontese per 200 milioni. Una richiesta che preoccupa. Buone notizie dalla Grecia: Mps è esposto solo per 20 milioni.