Borse, 160 miliardi in fumo
MILANO.Si rafforza il dollaro, sale il prezzo dell'oro e affondano le Borse: 160 miliardi vanno in fumo. Tutto è successo ieri pomeriggio quando l'agenzia Standard & Poor's ha tagliato il rating del Portogallo ed ha abbassato a «junk», cioè spazzatura, i titoli greci. Sui mercati si è diffuso il panico e a farne le spese sono stati, in prima fila, i titoli bancari presumendo che le banche abbiano, in portafoglio, titoli dei due Paesi che rischiano di non poter rimborsare. Immediate le ripercussioni sull'euro che nelle battute finali delle contrattazioni è arrivato a 1,32 sul dollaro, perdendo terreno anche verso il franco svizzero, la sterlina e lo yen giapponese. Dopo quando sta succedendo in Grecia, che ha perso ogni credibilità sui mercati internazionali, adesso scatta il rischio-contagio. Nel mirino c'è il Portogallo, che è un paese relativamente piccolo e quindi con poca incidenza sul Pil (prodotto interno lordo) dell'area euro. Ma il Portogallo, come ha mostrato ieri sera la CNBC ai telespettatori americani, è solo il primo dei «Piigs Countries», cioè dei «Paesi maiali», non in grado di controllare i loro debiti. E quali sono gli altri? Eccoli: l'Irlanda, l'Italia, la Grecia e la Spagna. Questi, in Europa, sono i Paesi con il peggior debito pubblico in rapporto al Pil (anzi, l'Italia risulta la nazione con la più alta percentuale, il 115,7%, nonostante le rassicuranti dichiarazioni di due giorni fa del ministro Tremonti).
Sempre nello stesso servizio televisivo, il presidente della Bundesbank, Axel Weber (candidato a sostituire Trichet ai vertici della Bce), ha però detto che «non c'è alcun rischio di collasso dell'euro» in quanto la moneta europea «è forte e rimane fondata su sane politiche monetarie e fiscali». Lo stesso Weber vede come «altamente improbabile» l'uscita della Grecia dall'euro. Nella classifica mondiale dei paesi è rischio, adesso Atene è al secondo posto, dopo il Venezuela, e prima di Argentina (già in default nel 2001) e Pakistan.
Il forte stato di incertezza non poteva non contagiare i mercati azionari. Milano ha chiuso in ribasso del 3,28%, in linea con Francoforte (-2,73&), Parigi (-3,82%), Londra (-2,61%) e Amsterdam (-2,32%). La peggiore è stata naturalmente Atene (-6%), seguita da Lisbona (-5%) e Madrid (-4%). A un'ora dalla chiusura il Dow Jones era in rosso dello 0,88% e il Nasdaq dell'1,16%. Tutti in rosso i sottoindici dei veri settori con i bancari in calo del 4,47%, le assicurazioni del 3,89%, le costruzioni del 4% e le materie prime del 4,84%. Fra i titoli principali, a Milano, cedono terreno Intesa SanPaolo (-5,66%), Unicredit (-4,4%) Bpm (-4,74%) e Montepaschi (-3,77%). Ovviamente in rosso profondo le banche greche.