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IL DIBATTITO NEL PD
Ma la politica delle alleanze
ci ha dato dei risultati

In uno scenario politico in movimento (anche nel centrodestra) il Pd si sta muovendo. E non so se, come dice Daniele Bosone nel suo intervento, la scorsa riunione della direzione Pd si possa definire deludente: a me sembra che Bersani abbia ben contenuto le diverse «sensibilità» e abbia detto: l'esito del voto non è soddisfacente, ma dalla strada imboccata non si torna indietro.
Del resto proprio la politica delle alleanze (che non ci ha, secondo Bosone, portato molto lontano) ci ha fatto vincere in regioni tutt'altro che scontate come la Basilicata, la Liguria e la stessa Puglia dove, se Vendola vince, lo fa perché l'Udc va da sola. Un esito non esaltante, certo, ma ci consente di governare 7 regioni sulle 13 in cui si è votato e ci dà la maggioranza nella Conferenza Stato-Regioni, importante organo di contrappeso anche alle politiche del Governo. Non è poco.
La politica delle alleanze che alcuni liquidano come prematura rispetto alla necessità di dotarci di un tratto identitario, è necessaria ed essenziale. Nemmeno la Lega o il Pdl da soli potrebbero vincere: cosi è la situazione oggi nella politica italiana.
In questo scenario politico il Pd non può restare fermo ma nemmeno continuare ad arrovellarsi - come ha fatto per troppo tempo - su questioni di organizzazione, struttura, regole. E il dibattito che si sta sviluppando su cosa fare prima mi sembra surreale: alleanze e identità sono facce della stessa medaglia. Non si può avere un progetto che prescinda dalle forze con cui si intende perseguirlo.
Il tema piuttosto è come noi si riesca non solo ad essere attrattivi nella nostra metà campo, come alleanza alternativa a Berlusconi, ma di come riusciamo a svolgere un ruolo promotore che consenta ad un centrosinistra frammentato di recuperare solidità e consenso. È uno schema caro alla sinistra post-comunista? Ci stiamo solo limitando a mettere in fila un po' di socialismo, liberismo e radicalismo? O stiamo piuttosto cercando di costruire un'area culturale di riferimento nuova?
Questo nostro progetto (forse stanco più che vecchio) ha già prodotto qualche risultato in Europa, dove il gruppo dei socialisti-democratici ha aperto una riflessione sul futuro del socialismo europeo. Certo, solo nel quadro di obiettivi comuni si può avere un progetto chiaro e comunicabile, per ritrovare la fiducia degli elettori.
Dobbiamo riprendere lo slancio originario, anch'io ravviso le difficoltà, ma guardo avanti e guardo anche qui da noi, dove quella noiosa routine di tipo organizzativo, utile più a garantire l'apparato che a cambiare, si è percepita forse in modo più evidente. E dove mancano identità e alleanze conseguenti, risultiamo perdenti, magari azzardando percorsi solitari troppo avventurosi, come a Vigevano e Voghera. Dobbiamo stare attenti perché certe scelte condizionano il nostro cammino futuro, le prossime elezioni provinciali, per intenderci.
Tuttavia il futuro io lo vedo: un Pd che ritrova smalto, a partire anche da alcune delle idee espresse da Bosone, sui progetti concreti, su politiche alternative alla destra. Il futuro c'è. Dobbiamo andargli incontro.
Angelo Zucchideputato Pd, Pavia

LA RESISTENZA
Staffetta partigiana
Quella forza delle ragazze

Avevamo vent'anni e c'era crollato il mondo addosso; o meglio, un mondo nel quale avevamo creduto, del quale avevamo respirato i miasmi, le illusioni, gli entusiasmi e gli slogan, tutte le improponibili e ormai risibili avventure.
Che fare? Ed ecco, tra le macerie, spuntare come fiori meravigliosi le parole «libertà, democrazia, giustizia sociale», un nuovo richiamo, un nuovo slogan, nuovi valori per cui lottare, rischiare, morire anche, come a qualcuno avvenne.
Inforcate le biciclette, sventati o irrisi i posti di blocco, recavano il nostro saluto o anche soccorso, o un messaggio di speranza a coloro che avevano già scelto e avevano dato inizio a una nuova fase storica.
L'aria pura della montagna, c'investi.
Cinque ragazze intorno al sole andavano / cinque ragazze col vento tra i capelli / cinque ragazze, il nome non importa / nel cuore un nome solo: libertà. / La terra è brulla, i colli sono in pianto / ma le ragazze vanno sopra il monte. / «Chi siete?» / «Siamo figlie del dolore». / «Siam ribelli, ribelli per amore. / O partigiano, apriteci le porte / noi portiamo la vita e non la morte».
Il partigiano sopra i monti è pronto, / tra i crepacci e la neve non s'arrende, / con l'armi in pugno prepara il grande evento. / E le ragazze coi capelli al vento / cessano il pianto, sono clandestine. / Vanno nell'ombra, vanno nel silenzio / leggere e savie come avesser l'ale. / Canta una voce: «Questa è la battaglia, / è la battaglia dell'ideale. / Un nuovo mondo ci sarà domani, / un mondo di Giustizia e Libertà».
Passato è il gelo, i colli sono in fiore, / il partigiano scende giù dal monte, / lascia gli anfratti, i nascondigli, i botri. / E' primavera, il popolo si desta, / e trionfante impugna la bandiera / vessillo che affratella e non divide, / che vince il tempo e la diversità. / O giorni, o giorni!
Passaron gli anni, ma il cuore ancora freme / la fede mi sospinge e mi sorregge, / un sogno mi sorride e mi tormenta, / il sogno di Giustizia e d'Uguaglianza, / il sogno di una nuova Umanità.
Un popolo si è liberato, il popolo si è liberato. Mentre il mondo, dopo il grande sconvolgimento, si rimetteva in cammino, in Italia nasceva la Repubblica e cominciava la vita democratica. I valori della Resistenza trovavano il loro riconoscimento istituzionale.
Quando fu scritta la nuova Costituzione noi donne, a testa alta, potevamo rivendicare il diritto di voto, condizione prima per la conquista graduale della parità effettiva nella famiglia e nel lavoro, quindi delle pari opportunità e di tutti i diritti civili e politici che seguirono.
I valori della Resistenza, quei principi fondamentali nella clandestinità, nei lager, nelle prigioni, sono ormai divenuti universali e planetari.
prof. Angiola Maria PortaluppiAnpi, sezione di Stradella

PAVIA, IL CASO
Liberazione, la grande festa
che è stata offuscata

L'altra mattina durante la commemorazione del 25 aprile in piazza Italia a Pavia, insieme a numerose persone ho dovuto assistere allo sgradevole spettacolo della contestazione al sindaco Cattaneo. Un gruppo di contestatori ha coperto le sue parole per tutta la durata del discorso, rumoreggiando e, a mio parere, usando impropriamente «Bella ciao».
Curioso che proprio nel giorno in cui si ricorda la liberazione dai fascisti, che tragicamente la parola l'avevano tolta a molti, anche fisicamente, qualcuno oggi abbia sentito la necessità di toglierla ad un rappresentante delle istituzioni, che parlava a tutti e a nome di tutti. E' stata una profonda mancanza di rispetto non solo al sindaco ma anche ai presenti, e soprattutto a chi la Resistenza l'ha fatta davvero, non solo a parole, garantendo la libertà delle generazioni successive.
Purtroppo, per alcuni, il termine Resistenza è diventato uno slogan con cui ergersi sul piedistallo di chi crede di essere sempre dalla parte giusta per zittire gli altri che sbagliano.
Dunque al sindaco Alessandro Cattaneo tutta la mia solidarietà, ringraziandolo per aver concluso il discorso e non essersi lasciato intimidire.
Luca BernasconiPavia

PAVIA, POLEMICA
E subito il circolo Arci
attacca il centro sociale

Veramente edificante ed istruttivo è stato vedere la ronda di Radio Aut dare dei (parole testuali) «fascisti» alle ragazze ed ai ragazzi del centro sociale Barattolo. Il tutto perchè cantando inni antifascisti hanno impedito a Cattaneo di parlare liberamente del 25 aprile.
Radio Aut ed i suoi coordinatori, alcuni identificabili nella precisaarea politica dei duri e puri, ha appena firmato unaconvenzione con il Comune di Pavia per la riapertura dei locali.
Fa accaponare la pelle vedere gli stessi termini di giudizio espressi da Cattaneo sulle pagine de La Provincia Pavese di ieri.
Ed inoltre è semplicemente ridicolo leggere della estrema sinistra politica pavese «che difende ragazze e ragazzi del Barattolo perchè cantare non è un atto violento».
Che vadano a spiegarlo a quegli esponenti politici locali della «Federazione della Sinistra» che abbaiano al «fascismo» delle ragazze e dei ragazzi del c.s. con la loro ronda dell'altro pomeriggio in via dei Mille. C'è solo da sperare che certi termini di giudizio vengano smentiti, se non altro per piena coerenza di chi rappresenta, tra gli altri, i Comunisti Italiani (e quindi anche la FdS) ed il collettivo di Radio Aut.
Mattia LaconcaPavia

PAVIA, SOSPESO
L'alunno non ha partecipato
alla gita a Ravenna

In riferimento all'articolo comparso sulla Provincia pavese ieri che riguarda la sospensione di un alunno della scuola 'Leonardo Da Vinci" in gita a Ravenna, i docenti accompagnatori vogliono precisare che nessun alunno partecipante alla gita a Ravenna è stato sospeso, anzi che tutto si è svolto in un clima di serenità e rispetto.
La sospensione di cui si parla nell'articolo riguarda un alunno della 'Leonardo Da Vinci" che ha partecipato ad una gita con destinazione diversa.

I docenti accompagnatori / della gita a Ravenna / Pavia