Insulti alla prof, 6 giorni a casa


PAVIA. Un rimprovero per tenere a freno la sua vivacità durante la gita a Ravenna. E l'alunno, di 13 anni, ha perso la testa: ha reagito con insulti e parolacce rivolte all'insegnante. E' stato sospeso.
La gita della scuola media Leonardo Da Vinci a Ravenna, che gli alunni aspettavano con ansia dall'inizio dell'anno, è stata 'macchiata" da un episodio che ha lasciato l'amaro in bocca sia ai docenti che alle famiglie dei ragazzi. Quando gli studenti sono tornati a casa, pochi giorni fa, hanno raccontato ai genitori del loro compagno che durante il viaggio aveva «sbraitato e urlato parolacce alla prof». Insulti che i ragazzi non hanno voluto ripetere.
Il loro amico, da quanto si è saputo, si sarebbe comportato in questo modo come reazione a un semplice rimprovero. La prof lo aveva richiamato per il suo atteggiamento troppo vivace. Faceva chiasso con i compagni e non stava a sentire i professori. Ma l'alunno, che si era visto sgridare più volte, ha reagito male, scagliandosi con parolacce contro la docente. L'insegnante, a bocca aperta di fronte a quelle offese, avrebbe provato a calmare il ragazzino, senza successo. L'episodio non poteva però passare sotto silenzio. E al ritorno in istituto l'insegnante ha raccontato tutto alla dirigente scolastica Claudia Curci. Il ragazzo ha rischiato la denuncia, scongiurata solo perché non ha ancora compiuto i 14 anni e quindi non è punibile. Per lo studente è scattato però un provvedimento di sei giorni di sospensione.
La preside Claudia Curci stempera la vicenda dicendo che «l'episodio è scaturito da un momento di stanchezza del'alunno» e parla di «punizione con finalità solo educative». «Il ragazzo - prosegue - non è mai stato aggressivo. Forse solo un po' vivace, ma va bene a scuola ed è intelligente. Perché un provvedimento cosi pesante? Perché quelle parole sono state dette davanti ai suoi compagni. La 'punizione" vuole essere un messaggio per tutti i ragazzi. La scuola ha un compito non semplice, ma bisogna far capire che alcuni comportamenti non sono ammessi. Nello stesso tempo i ragazzi vanno aiutati, se hanno qualche problema di comportamento».
«Questo - conclude - non significa, ovviamente, che i docenti devono diventare degli assistenti sociali. In generale il momento della gita non è dei più facili: i ragazzi sono a stretto contatto tra loro, e nel gruppo emergenono certe debolezze caratteriali. Non sempre questo è facile da gestire. Oserei dire che la gita è un atto di coraggio per gli insegnanti».

Maria Fiore