In vacanza sul Ticino Amarcord delle estati tra spiaggia e barcè

PAVIA.Sulla sponda sinistra del Ticino c'era una spiaggia che, nei primi decenni del secolo scorso, veniva chiamata 'spiaggia di Varazze" tanto era sabbiosa. Una sabbia bianca e fine che sembrava borotalco. La riviera del fiume era molto frequentata: soprattutto il sabato e la domenica intere famiglie provenienti anche dalla provincia e da molti paesi del Milanese affollavano le sponde.
Quei primi bagnanti passavano la giornata all'aria aperta e si rinfrescavano volentieri nell'acqua chiara e non ancora inquinata del fiume. Un'acqua talmente bella e limpida che con i raggi del sole prendeva dei riflessi azzurri. Per questo in città il Ticino era chiamato 'fiume azzurro". Piano piano diventò il mare dei pavesi, e a ogni inizio di bella stagione sempre più persone si riversavano sulle sue sponde, inaugurando i primi, improbabili e castigatissimi 'abiti da bagno". Sulla spiaggia delle rive del fiume qualcuno si accontentava della sabbia e di qualche roccia da usare a mo' di sdraio, qualcun altro preferiva la comodità e sceglieva gli stabilimenti balneari (con ingresso a pagamento, proprio come accade oggi al mare) che pian piano erano sorti a monte dell'area urbana. Queste costruzioni, in prevalenza di legno, erano un punto di riferimento per i pavesi: passavano gli anni, scoppiavano le guerre ma le gite sul Ticino erano sempre un must.
«La vita estiva dei pavesi si è sempre unita a quella del fiume» racconta Pier Vittorio Chierico, (vicepresidente e cofondatore del Club Vogatori Pavesi), che ha scavato in alcuni aspetti curiosi della storia cittadina per scrivere un libro che parla anche del Ticino. Tuffi nel fiume. Divagazioni balneari sul Ticino(Pime Editrice) sarà presentato domani al Salone del Lido (ore 16, in occasione dell'apertura della stagione remiera del Club Vogatori Pavesi) dal presidente della Provincia Vittorio Poma e dall'assessore al turismo Renata Crotti.
L'autore segue la storia degli stabilimenti balneari e vi intreccia quella della vita dei pavesi, ricostruisce i tratti più significativi di quelle prime vacanze estive sul fiume con meticolosa puntualità e attinge a fonti d'archivio e della memoria orale, «che trasmettono - ci dice - un patrimonio ricchissimo di informazioni, dati, racconti che rendono ricco il vissuto di quei tempi. Il grande palcoscenico naturale in cui si snoda il racconto della storia popolare dei bagni in Ticino è il corso inferiore del fiume che si sviluppa nella bassa pianura lombarda. Ho scelto di narrarlo in cinque capitoli, suddivisi in ordine cronologico e corredati da una cinquantina di immagini d'epoca (alcune prese dai fondi Chiolini e Nazzari, altre da cartoline postali e altre ancora, inedite, da collezioni private)». Il primo stabilimento di cui si ha notizia è nel 1899: «Era un bello chalet di legno e attirava molti pavesi, ma la società che lo gestiva fallisce e nel 1905 viene costruita al suo posto una struttura più modesta, con cabine e uno chalet più piccolo. Fino alla Prima guerra mondiale è la società Rari Nantes a tenerlo in gestione, ma con la guerra viene abbandonato. È un privato, tal Siro Fregnani (che già lavorava nello stabilimento come barcaiolo e bagnino), a rilevare l'attività e la mantiene fin al 1928. Arrivano i fascisti e lo stabilimento finisce nelle mani dell'Opera Nazionale Dopolavoro, che lo chiude per costruirne uno nuovo e decisamente più grande e moderno, con tanto di terrazza, nella famosa spiaggia di Varazze (a monte del ponte della ferrovia). Scoppia la guerra e dello stabilimento si perdono le notizie, fino al dopoguerra, quando si hanno foto di una Varazze triste e deserta. Ma dura poco, perché subentra l'Ente Provinciale Turismo e nel 1957 costruisce un novo stabilimento in muratura, il Lido». Domani, subito dopo la presentazione del volume, partirà 'La Quattro Ponti", regata aperta a tutti i tipi di imbarcazioni a remi che prevede la discesa fluviale sul Ticino, dal 'Lido" al Borgo Basso.

Chiara Argenteri