Bossi sfodera la spada: alleanza alla fine


ROMA. «Siamo davanti a un crollo verticale del governo e probabilmente della fine di un'alleanza tra Pdl e Lega». Umberto Bossi rompe il silenzio a ventiquattr'ore dalla clamorosa rottura tra Berlusconi e Fini.
E ne ha per entrambi i cofondatori del Pdl. Attacca pesantemente il presidente della Camera che «invidioso e rancoroso per le nostre ripetute vittorie ha rinnegato il patto iniziale e non ha fatto altro che cercare di erodere ciò che avevamo costruito, attaccandoci». E non risparmia Berlusconi al quale dà l'ultimatum sulle riforme perché «la gente del Nord non è può più di sceneggiate e tentennamenti».
Per il leader del Carroccio Fini «ha lavorato per la sinistra comportandosi come un vecchio gattopardo democristiano, finge di demolire per non costruire nulla». È con un'intervista alla 'Padania" che Bossi irrompe nel dibattito politico. E lo fa senza mezze misure. Per lui Fini è «contro il popolo del Nord e a favore di quello meridonale», contro il federalismo e a favore dl «centralismo dello Stato» e Berlusconi «avrebbe dovuto sbatterlo fuori subito, senza tentennamenti invece di portarlo in tv, dandogli voce e rilievo».
Durissimo dalle colonne del foglio leghista, il senatur sceglie toni più concilianti in una conversazione con l'agenzia Ansa. In mattinata, dopo il consiglio dei ministri, ha avuto modo di parlare con il premier. E ora cambia ruolo, proponendosi come moderatore. «Io sono per la mediazione, ma la gente del Nord ha perso la pazienza», avverte. Il messaggio «forte e chiaro» questa volta è per Berlusconi: «Il federalismo resta, ma bisogna farlo subito».
Da due giorni dai microfoni di Radiopadana il popolo leghista non risparmia accuse feroci a Fini e delusione per l'atteggiamento del premier sulle riforme. Anche Bossi appare deluso. Lo strappo tra i confondatori del Pdl rischia di far naufragare il sogno del federalismo fiscale, vero cemento dell'asse Lega-Berlusconi. Se la rottura tra Fini e il Cavaliere non sarà sanata, il ministro delle Riforme è pronto al ricorso al voto anticipato. Un'ipotesi che ovviamente deve fare i conti con il dettato costituzionale che Giorgio Napolitano ha più volte ricordato in ogni suo passaggio.
«Non vogliamo gettare benzina sul fuoco, io sono per la mediazione ma i leghisti sono arrabbiatissimi: noi vogliamo fare le riforme, i miei vogliono le riforme e io devo interpretare le richieste della base, della gente che è stufa». Per ora dunque Bossi non parla di crisi di governo e non si lancia in scenari futuri. Ma insiste sull'urgenza delle riforme. «Non posso andare di fronte alla mia gente e dire che non stiamo realizzando quel cammino che avevamo intrapreso: quello che sta accadendo frena le riforme e la gente del Nord è stufa e lo ha fatto capire chiaramente».
I toni concilianti del leader non corrispondono agli umori della base leghista. Anche il vertice lumbard è arrabbiatissimo.
«Fini rappresenta il partito del non cambiamento: è evidente che dietro i suoi tempi c'è una precisa strategia ma se le riforme non arrivano entro sei mesi-un anno salta tutto e la gente del Nord rischia di incazzarsi pesantemente», tuona Matteo Salvini. «Tutta questa vicenda ha solo un effetto negativo quello di rallentare le riforme, un ulteriore inasprimento della scontro, più di cosi non so dove si possa arrivare, ma bisogna preventivarlo», dice il governatore del Veneto, Luca Zaia.

Maria Berlinguer