Sannazzaro, il gigante raddoppia Invasione di operai nei cantieri Eni
SANNAZZARO. Dalla conferenza dei servizi indetta per il benestare all'impianto Est (Eni Slurry Technology) sono emerse le prime grandi cifre della rivoluzione industriale che riguarderà gli impianti della Raffineria Eni di Sannazzaro e Ferrera. Da settembre, conferma la direzione dell'ente petrolifero di stato, inizieranno i lavori.
Qui in Lomellina l'Eni realizzerà l'impianto che ottimizzerà i prodotti più pesanti del petrolio, oggi senza mercato, trasformandoli in pregiato gasolio per autotrazione. Le cifre sono da capogiro: un investimento globale di un miliardo di euro; un'area produttiva pari a 410mila metri quadrati di cui 220mila coperta da impianti; una capacità di lavorazione che porterà gli attuali 10 milioni di tonnellate-anno di greggio ad 11,2. Poi, ai comuni di Sannazzaro e di Ferrera, l'Eni ha comunicato i dati che non mancheranno di incidere sul tessuto attuale in materia socio-urbanistica: il cantiere avrà una durata di 33 mesi con l'inizio dei lavori fissato in autunno. La forza media di lavoratori impiegati nel cantiere in questi tre anni sarà di 900 unità ogni giorno con picchi che potranno anche superare le duemila unità-giorno; l'impianto Est potrebbe, secondo i piani annunciati, entrare a regime produttivo nel secondo semestre del 2012. Quando saliranno a 900 i posti di lavoro dell'intero polo-Eni contro gli 800 attuali. Il confronto tra il Comune ed Eni è aperto: allo studio è una convenzione attraverso cui l'ente locale punta ad una serie di «compensazioni» di carattere operativo e finanziario. Ieri la conferma del vicesindaco Pietro Signorelli che al vaglio sono contestualmente due convenzioni. «La prima è ambientale - dice Signorelli - e sarà autorizzata dal Ministero all'Ambiente; la seconda, di carattere socio-urbanistico, prenderà corpo invece da Comune ed Eni. Sin dal settembre come amministrazione abbiamo avviato una trattativa che, alla luce delle cifre annunciate dall'Eni, diventa improcrastinabile. La risposta all'impatto ambientale vivrà un suo tracciato; quella socio-urbanistica non potrà ignorare il numero di lavoratori che inciderà pesantemente sui servizi». Signorelli va oltre: «Il nuovo impianto rappresenterà un cambiamento tra Eni e il tessuto sociale di Sannazzaro, in materia di logistica e stress sociale, vista la scarsa ricettività dei comuni limitrofi».