Scorporo dell'auto entro sei mesi


ROMA.In 4 anni produzione raddoppiata e flessibilità per i lavoratori. Sergio Marchionne alza il sipario sul piano industriale della Fiat che entro l'anno si sdoppia: le attività di Iveco, Cnh e parte di Powertrain verranno scorporate in una società ad hoc (Fiat industrial, presieduta dallo stesso Marchionne, quotata in Borsa) mentre quelle del settore auto, Magneti Marelli e Teksid costituiranno la Nuova Fiat.
L'a.d. del Lingotto delinea gli scenari futuri del Gruppo presieduto da John Elkann: 26 miliardi di investimenti nel mondo entro il 2014 più altri 4 in ricerca e sviluppo, raddoppio della produzione negli stabilimenti italiani (dalle attuali 650 mila unità a 1,4 milioni nel 2014), 34 modelli da lanciare nel quinquennio e 17 restyling. Programmi che saranno realizzati per i 2 terzi da Fiat e per un terzo da Chrysler.
Non ci sono alternative e bisogna accettare il piano, ammonisce Marchionne, perché «è già pronto un piano B che non è molto bello». Con lo scorporo, la Fiat diventa sempre più un gruppo che guarda, però, in modo più evidente alle produzioni e ai mercati esterni al punto che entro due anni anche un modello di Alfa Romeo sarà prodotta negli Usa. Per muoversi verso lo spin-off «è il momento giusto» spiega Marchionne agli analisti perché «il business auto, a causa della partnership con Chrysler e della collaborazione internazionale nello sviluppo dei brand, ha raggiunto una massa critica sufficiente per reggersi sulle sue gambe».
La nuova Fiat si presenta prevedendo ricavi nel settore auto per oltre 32 miliardi entro l'anno che saliranno a 64 nel 2014. Insieme a Chrysler l'agglomerato conterà ben 104 miliardi. Fiat industrial passerà dai 19 miliardi previsti di ricavi entro l'anno ai 29 nel 2014. Archiviati i primi tre mesi dell'anno con un risultato netto vicino al pareggio e con ricavi in forte crescita del 14,7%, la Fiat vuole allontanare l'accusa di essere diventata un gruppo «a stelle e strisce» e di voler marginalizzare l'Italia.
Ventisei miliardi di investimento sono previsti per raggiungere alla fine del quadriennio 1,4 milioni di auto ai quali vanno aggiunti anche 250mila veicoli commerciali, il 65% dei quali destinato all'export. Ma sull'Italia restano alcune incertezze. La prima è la negativa previsione dell'a.d. del Lingotto a proposito delle vendite: 30% in meno per l'assenza di incentivi nel secondo semestre dell'anno. L'altra riguarda il futuro degli stabilimenti italiani, segnati dalla conferma della chiusura di Termini Imerese alla fine del prossimo anno. «L'impianto di Mirafiori - spiega Marchionne - aumenterà dal 90 al 122% di utilizzo. Per raggiungere l'aumento di produzione di circa 100mila vetture entro il 2014 non c'è l'esigenza di aumentare la capacità produttiva ma c'è in programma un piano per riconfigurare l'impianto di verniciatura».
Marchionne prevede di quadruplicare l'utilizzo dello stabilimento di Cassino, del 126% quello di Pomigliano mentre alla Sevel saranno prodotte a regime oltre 240 mila vetture. Per un'azienda che ha messo nel corso dell'anno in cig tutti i suoi 30mila dipendenti italiani è una sfida che imporrà una ristrutturazione di turni e carichi. L'obiettivo è arrivare a 3,8 milioni di auto prodotte.

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