Tornano gli operatori di Emergency
ROMA.Saranno a casa nella giornata di oggi i tre operatori di Emergency rilasciati dalle autorità afghane dopo sette giorni di detenzione. Nube permettendo, Marco Garatti, Matteo Dell'Aira e Matteo Pagani faranno ritorno in Italia a bordo di un volo di linea, accompagnati dall'inviato speciale della Farnesina, ambasciatore Massimo Jannucci. Un rientro con polemiche che riguardano il passaggio sul volo di Stato offerto dal sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, ieri ad Herat per il cambio del contingente. Garatti, Dell'Aira e Pagani hanno trascorso una domenica a casa di amici e ieri mattina, dopo un incontro con il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Karzai, Rangin Spanta, sono tornati all'ospedale di Emergency a Kabul per organizzare il rientro.
Ma ci sono state subito incomprensioni con Crosetto che, convinto di riportarli in Italia con il Falcon dell'Aeronautica militare, non ha gradito il rifiuto di Emergency. «Non ho parole. Il fatto che i tre cittadini italiani si rifiutino di salire su un mezzo messo a loro disposizione da quello stesso Stato che li ha fatti tornare liberi si commenta da sé», ha dichiarato il sottosegretario.
Emergency ha subito smentito. «C'è stato un equivoco. Non c'è nessun rifiuto», ha spiegato Rossella Miccio, dirigente della ong. «Stiamo solo valutando tutte le possibilità di rientro il più rapido possibile e qui con noi c'è l'ambasciatore Jannucci», ha aggiunto Miccio spiegando poi che la soluzione scelta è quella di un volo per Roma via Dubai.
Più tardi è stato lo stesso Jannucci a confermare le parole di Emergency. «Per il momento sembra che si faccia prima con un volo commerciale sul quale viaggerò assieme a loro», ha detto il diplomatico. «È il modo più rapido per far rientrare tutti in Italia», gli ha fatto eco, qualche ora dopo, il portavoce del ministero degli Esteri, Maurizio Massari.
Nemmeno le rassicurazioni della Farnesina hanno però placato l'ira di Crosetto. «Un po' più di rispetto per il loro paese non guasterebbe. Io, se devo essere sincero, avrei accettato anche solo per buona educazione», ha commentato il sottosegretario dicendosi peraltro convinto che alla fine il volo di Stato arriverà in Italia per primo.
Sul rilascio dei tre cooperanti, liberati dal governo di Kabul per assenza di prove, si è aperto ieri anche un altro piccolo giallo. Secondo alcune notizie di stampa, infatti, una delle condizioni per la liberazione dei tre medici italiani sarebbe stata la chiusura dell'ospedale di Lashkar-Gah. Altra notizia che Emergency ha smentito. «Non c'è stato nessun accordo. Sono stati liberati perché non colpevoli dopo il mero accertamento dei fatti». Ma intanto l'obiettivo di far chiudere i battenti all'ospedale, ultimo presidio civile in una zona che è oggi nel pieno dell'offensiva militare alleata, è stato raggiunto.