Berlusconi: «Sogno un mondo senza atomiche»
WASHINGTON.Il sogno di un mondo senza più armi atomiche è stato il cardine dell'intervento di Silvio Berlusconi all'ambizioso mega-summit sulla sicurezza nucleare convocato dal presidente Usa Barack Obama a Washington.
Il cerimoniale ha riservato al presidente del Consiglio uno tra i primi posti nella scaletta degli interventi, aperta ovviamente da Obama. E Berlusconi ha parlato da «figlio della Guerra Fredda» un'epoca dominata dall'incubo dell'Olocausto nucleare, con gli arsenali nucleari delle due superpotenze capaci di distruggere «dieci volte» l'intera popolazione mondiale.
Per questo, ha detto, «la visione di un mondo senza armi nucleari» disegnata con il trattato Start 2 rappresenta «una speranza per tutti noi, per i nostri figli e le generazioni future»: «tutto il mondo - ha aggiunto rivolgendosi al presidente russo Dmitri Medvedev e ad Obama - vi è grato per quello che siete riusciti a fare». Sabato scorso, a Parma, davanti ad una platea di industriali, il premier si era intestato buona parte del merito per l'intesa, raggiunta grazie ad una paziente opera di «ricucitura» tra Washington e Mosca dopo il'gelo' degli ultimi anni dell'era Bush. Per la verità nessuno aveva dato troppo peso a una notizia che solo il Cavaliere conosceva.
Ieri, davanti ai Grandi del mondo e ai diretti protagonisti, Berlusconi, che ha parlato a braccio, ha ammorbidito il concetto, insistendo tuttavia sullo stesso spartito pur lasciando anche a Usa e Russia il merito della firma: «Fin da quando sono sceso in politica - ha ricordato - ho sempre inseguito come primo obiettivo l'accordo» tra Stati Uniti e Russia.
Una frase riportata d'altra parte a grandi linee anche nel testo che il premier si era preparato, laddove aveva scritto di aver lavorato «personalmente» all'intesa fin dal vertice di Pratica di Mare del 2002 che istitui il Consiglio Nato-Russia.
Ma in chiusura del vertice, al termine della cena che Obama ha offerto ai 46 capi di Stato e di governo che hanno preso parte alla cena sulla sicurezza, proprio Berlusconi è stato il protagonista di un inatteso e certamente non gradito siparietto.
Il presidente del consiglio italiano è infatti rimasto per quaranta minuti sul marciapiede del «Washington Convention Center» ad attendere la macchina del servizio di sicurezza americano che, per un disguido, era in forte ritardo.
Indispettito e visibilmene spazientito, Berlusconi ha chiesto di andare a piedi sino al suo albergo. Ma nulla da fare. Il responsabile del servizio segreto americano, forse memore dell'attentato con il calco del Duomo, è stato infatti irremovibile, e ha opposto un rifiuto insormontabile alla passeggiata di Berlusconi. Alla delegazione italiana non è rimasto altro che attendere che arrivasse la macchina del Cavaliere munita di relativa scorta.
Inevitabile il malumore di un presidente abituato a essere prontamente obbedito.