«Pochi fondi per noi umanisti, anche dall'ateneo»


PAVIA.La ricerca è anche umanistica. Le università lo sanno ma spesso se ne dimenticano. In giorni di dibattito sul futuro dei ricercatori anche gli umanisti fanno sentire la propria voce. A partire dal tasto, dolente, dei finanziamenti. «Cerchiamo di ottenerli dal ministero - spiega Carla Riccardi, ordinario di letteratura italiana e direttore del dipartimento di Scienze della letteratura - ma la ricerca umanistica è penalizzata, anche per i progetti europei, c'è solo un 'area 'beni culturali"». Un problema nazionale ma anche locale. Lo sottolineano i responsabili della ricerca in area umanistica della facoltà di Lettere, dai direttori di dipartimento ai coordinatori dei dottorati di ricerca. Si sono incontrati venerdi. E hanno messo in evidenza i problemi dell'ateneo. Per esempio la distribuzione dei finanziamenti da parte della fondazione Alma Mater. «C'è stato un solo finanziamento per l'area umanistica - spiega Carla Riccardi - e nel comitato scientifico della fondazione per gli umanisti di Lettere c'è un solo rappresentante». E i criteri di scelta non sono stati comunicati. Energia, nanotecnologie, salute sono settori che attirano fondi e che collaborano con le aziende. Per gli umanisti è più difficile. Quest'anno due progetti 'umanistici" saranno probabilmente finanziati dalla Regione Lombardia, che «da sempre finanzia ricerche di interesse lombardo, ma i nostri temi di ricerca non si limitano all'area regionale, tutt'altro», dice la docente. Cosi non sempre si riesce a partecipare ai bandi.
Dall'incontro di venerdi sono emerse una serie di problematiche-lamentele, non tanto nei confronti dei colleghi 'scientifici", quanto volte a spronare a un maggior riconoscimento da parte dell'ateneo del ruolo dei ricercatori, anche umanisti. Ne parleranno con il rettore. Ma la speranza è anche di riuscire a organizzare una giornata dedicata alla ricerca umanistica. Un'occasione per riflettere sul problema della valutazione, che non può essere uguale a quella di altre aree.
Tutto questo si lega alla protesta dei ricercatori. A Lettere hanno già aderito 19 su 51. «A mio parere è una protesta sacrosanta - commenta Carla Riccardi - non è pensabile che ricercatori giovani ma anche meno giovani non siano adeguatamente rappresentanti negli organi accademici. E c'è un enorme problema di reclutamento, dovrebbero esserci concorsi tutti gli anni. Ora dicono che nel 2012-2013 andranno in pensione molti docenti, ma chi insegnerà nelle università»?

Marianna Bruschi