La Lega vuole scelte concordate
ROMA.Fra Berlusconi e Fini c'è dunque un primo ostacolo, e non di poco conto, sulla strada delle riforme. I due cofondatori del Pdl sono divisi sulla necessità o meno di metter mano alla legge elettorale e anche sull'eventuale modello della madre di tutte le riforme. Ma non è l'unica divisione all'interno del centrodestra. Con i suoi senatori, qualche sera fa, il Cavaliere è stato chiaro: «Dialogo con l'opposizione? Magari, ma io non ci credo». In politica, si sa, le parole spesso sono fatti. E non è un caso che Berlusconi mostri in pubblico una disponibilità di facciata al confronto, ma si affretti sempre ad aggiungere che governo e maggioranza andranno avanti comunque.
Su questo terreno il Cavaliere è stato facilmente scavalcato (al centro) perfino dalla Lega, che in questi giorni ha ripetuto che il contributo dell'opposizione, e in particolare del Pd, non solo è necessario, ma addirittura «indispensabile». Il Carroccio ha infatti imparato a proprie spese che le riforme costituzionali strappate a colpi di maggioranza hanno vita breve. E sul federalismo questa volta non vuole sorprese.
Non basta. A questo scenario c'è da aggiungere che sulle riforme Fini da tempo si è collocato su una posizione sostanzialmente coincidente con quella di Giorgio Napolitano. Se il capo dello Stato invita a evitare «anticipazioni e approssimazioni», il presidente della Camera boccia qualsiasi «scorciatoia» propagandistica. Tutti e due mettono in guardia dal cercare nuove forme di governo (il presidenzialismo) senza un adeguato e complessivo sistema di pesi e contrappesi.
Conclusione: con chi farà le riforme Berlusconi? Appena partito, sembra marciare ad un ritmo e in una direzione discordanti rispetto a quelli dei suoi stessi alleati. Forzerà la mano, magari mettendosi alla testa dei Promotori della libertà, anche a rischio di andare a una rottura con Fini? Rinnoverà il braccio di ferro con il Quirinale, lo scontro con l'opposizione con relativi malumori della Lega? Il problema del Cavaliere sulla strada delle riforme non è insomma solo quello di decidere dove andare, ma anche «come» andarci. Una scelta che assomiglia molto al bivio fra la fatica della democrazia reale e l'azzardo di un fuori pista su neve fresca.