La fiaccolata, poi i fischi al premier

L'AQUILA.Ci sono i venticinquemila che sfilano per le vie del centro, la fiaccolata silenziosa e commovente. Ci sono i 308 rintocchi della campana delle Anime Sante a segnare la notte fredda dell'Aquila, a un anno esatto dal terremoto. I nomi li hanno scanditi da poco nella tenda allestita in piazza Duomo, in ordine alfabetico, da Abdijia Nurije a Zugaro Giuseppina, donne, uomini, tanti bambini. «Ma 308 rintocchi sono un tempo che non ha mai fine, danno tutto il senso della tragedia. Più della lettura dei nomi», dice Vincenzo, abitante della zona rossa.
Nella tenda hanno anche fatto il consiglio comunale strordinario. Ci sono stati momenti di tensione. Quando è stato chiesto ai cittadini di alzarsi dalle sedie riservate alle autorità, come il sindaco di Roma e la neoeletta presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, («E' da mesi che aspettiamo di parlare con il consiglio comunale, chi sono queste autorità? Abbiamo più diritto noi», la risposta dei cittadini) e dopo, quando è stato letto il messaggio di Silvio Berlusconi. Sono partiti dei fischi, il più agguerrito era Eugenio Carlomagno, direttore dell'Accademia delle belle arti e membro di uno dei comitati. Applausi, invece, per il messaggio del presidente Giorgio Napolitano, soprattutto nel passaggio «auspico che l'impegno di partecipe solidarietà manifestatosi in occasione del terremoto possa ancora sorreggere lo sforzo di ricostruzione del centro storico dell'Aquila».
Il messaggio di Berlusconi di fatto è un'intervista al Centro e Pierluigi Bersani, segretario del Pd, si irrita al passaggio «non faremo sprechi come in Umbria». «Vorrei che fosse chiara una cosa - dice Bersani - gli aquilani non sono terremotati di serie B. Dobbiamo dare loro la certezza che saranno trattati come gli altri terremotati. Invece c'è un'emergenza aperta per moltissime famiglie». «Ma come può la sinistra parlare di serie A o serie B davanti a un disastro come quello dell'Abruzzo? Rifletta invece su quanto si sta facendo e si è fatto», gli risponde Paolo Bonaiuti, portavoce del governo.
Su quello che invece non fu fatto il 31 marzo 2009, nella riunione della Commissione grandi rischi, indaga la procura. Cinque giorni prima del terremoto, quando le scosse si susseguivano, gli esperti della Protezione civile dettero il giusto peso ai segnali? Oppure, come ipotizza l'avvocato aquilano Antonio Valentini nella denuncia che ha dato il via all'inchiesta, diffusero ottimismo e false rassicurazioni? «No comment», dice per ora il procuratore dell'Aquila Alfredo Rossini a chi chiede se ci siano sviluppi imminenti.
Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, intanto dice che «l'Aquila si può ricostruire più bella e più sicura di prima in sette-otto anni». Il prefetto dell'Aquila, Franco Gabrielli, ex capo del Sismi, è indicato come il futuro vice di Bertolaso, papabile alla sua successione. Per ora si schiera contro chi ha fischiato il presidente del consiglio: «E' stata una bellissima e commovente fiaccolata all'insegna del silenzio, della partecipazione, della pietà. Un grande, grandissimo abisso rispetto alla gazzarra del consiglio comunale. Nella fiaccolata si è vista la determinazione di questo popolo, non i quattro cialtroni che hanno ridicolizzato uno dei momenti più alti della democrazia». (a.g.)