Altro suicidio nel carcere di Sulmona
ROMA.Era appena rientrato da un permesso premio Romano Iaria, l'uomo di 50 anni che l'altra notte si è impiccato nel carcere di Sulmona. Il sedicesimo suicidio nei sovraffollati penitenziari italiani (circa 67.500 detenuti contro 43mila posti regolamentari) avviene di venerdi Santo in quello che è ormai tristemente noto come il «carcere dei suicidi», dove in dieci anni hanno deciso di farla finita in undici, compresa la direttrice Armida Miserere che nel 2003 si sparò un colpo di pistola alla testa.
Se all'emergenza suicidi il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha tentato di dare una prima risposta con una circolare per l'istituzione di un «servizio di ascolto» composto da poliziotti penitenziari in grado di supplire all'assenza di psicologi nelle ore serali, al problema sovraffollamento il capo del Dap Franco Ionta dovrà fornire soluzioni nero su bianco entro un mese, termine previsto dall'ordinanza firmata tre giorni fa dal premier Berlusconi in forza della quale Ionta è stato nominato commissario delegato.
Lo stato di emergenza nelle carceri vige dallo scorso gennaio, su deliberazione del governo. Nel frattempo, però, il numero di detenuti e di suicidi è cresciuto ancor di più. Iaria, tossicodipendente con problemi di salute, non era recluso per scontare una pena, ma perchè sottoposto a una misura di sicurezza detentiva, vale a dire l'internamento nella «Casa lavoro» del carcere di Sulmona, dove lo scorso gennaio si è impiccato anche Antonio Tammaro e in cui si trovano 200 persone in 100 posti.