La benzina fa salire l'inflazione
ROMA. L'inflazione a marzo rialza la testa e sale all'1,4% su base annua, contro l'1,2% di febbraio. L'aumento, al quale si accompagna una crescita dei prezzi alla produzione che promette di scaricarsi su quelli al consumo, potrebbe essere la spia di un inizio di ripresa, ma è determinato da trasporti e prodotti energetici, che colpiscono le famiglie.
Scatta immediato, cosi, l'allarme dei consumatori, che prevedono aggravi per 420 euro l'anno. Secondo l'Istat l'incremento annuo dell'1,4% registrato a marzo (con i prezzi in crescita dello 0,3% su base mensile) è il più alto da febbraio dello scorso anno. L'indice armonizzato, quello utilizzato in ambito europeo, sale invece all'1,5% ed è in linea con la media dei 16 Paesi di Eurolandia. I prezzi alla produzione, invece, a febbraio sono aumentati dello 0,2% su mese e dello 0,4% su anno, incremento più forte da novembre 2008. A pesare sul carovita sono in particolare i prezzi dei trasporti, dei prodotti energetici e dei carburanti. In particolare i prodotti energetici, spinti dai rialzi del greggio, hanno registrato un incremento congiunturale dell'1,6% e tendenziale del 2,4%. Forte l'aumento della benzina, che è cresciuta del 2,7% rispetto a febbraio e del 16,7% rispetto a marzo; stesso andamento per il gasolio da autotrazione, con un +4,1% su mese ed un +16,4% su anno; per il gpl l'incremento è stato rispettivamente del 3,8% e dell'11,4%. Gli italiani spendono di più anche per viaggiare: per quanto riguarda il trasporto ferroviario si è registrato un incremento congiunturale dello 0,2% e tendenziale del 15,1%; quello aereo è salito rispettivamente del 9,3% e dell'8%. In aumento anche i prezzi dei pacchetti vacanza tutto compreso (+3,8% su base mensile e +2,2% su base annua). Tutte voci che preoccupano i consumatori. Adusbef e Federconsumatori prevedono infatti «una nuova batosta di ben 420 euro annui per le famiglie» e sottolineano il contrasto con la «fortissima contrazione dei consumi, quale quella a cui stiamo assistendo». Secondo Confesercenti, il dato non deve allarmare, perché potrebbe rappresentare «un timido segnale di ripresa economica». Anche Confcommercio parla di aumento contenuto, che «riflette gli aumenti delle materie prime petrolifere, conseguenza anche dell'indebolimento dell'euro sui mercati». E' vero, osserva l'Isae, che alcuni dei rincari possono essere imputabili a fattori stagionali, tuttavia anche depurando il dato da questo elemento, si segnala una dinamica inflazionistica in aumento dell'1,8%: un andamento che «lascia ipotizzare che nei prossimi mesi l'inflazione complessiva potrebbe subire un leggero aumento».