Da Broni all'Himalaya, la sfida di Pastorelli
BRONI. Sogna già la prossima sfida, sulle affascinanti vette dell'Himalaya. Massimo Pastorelli, bronese di 46 anni, ha ormai la montagna nel cuore. Oltre che negli occhi, nelle mani, nei polmoni. Un amore senza ma e senza se che lo accompagna da quasi 30 anni, costellato da esperienze diverse, prima in Italia e poi sui grandi giganti asiatici.
E' proprio su due di questi che è prevista la prossima spedizione, nell'autunno 2011: Mera Peak e Imja Tse Clim, due grandi vette dell'Himalaya, in Nepal.
«L'importante è avere tanto dislivello nelle gambe - spiega Pastorelli - Per la tecnica invece bisogna regolarsi sul posto. Le montagne sono tutte diverse. Scalare 4 mila metri in Italia è più dura che farne 6 mila in Nepal. Più ci si allontana dall'equatore e più la salita è difficile. Tanto che il Kilimangiaro, 5.800 metri vicino all'equatore, è una montagna che quasi tutti possono scalare».
Ad organizzare il viaggio, un'agenzia nepalese gestita da un italiano. «L'obiettivo è sempre arrivare in cima, senza l'aiuto di ossigeno. Tanti lo usano, specialmente in discesa perché provati dai giorni in quota. Ma per me sarebbe come doparsi».
Quella del 2011 sarà per Massimo la sesta avventura fuori confine, di cui la prima nel '96. I ricordi di questi anni sono tantissimi e collezionati sul sito di Massimo (www.tuttincima.it).
E, quanto a episodi da conservare gelosamente, Massimo non ha difficoltà a ricordare: dai successi alle delusioni, passando per tutti i volti e i nomi incontrati per strada. «Nel 2007, io e Tiziano Borgia abbiamo aperto una via sull'Himalaya, in Nepal. Era il 28 ottobre: l'abbiamo chiamata 'via dei bronesi" e registrata all'associazione montana nepalese». Un'esperienza negativa è stata invece l'unica sudamericana, in Bolivia: «In Himalaya si usa effettuare le salite cosiddette a dente di sega: ovvero, dal campo uno si sale al campo due ma si torna a dormire al campo uno. Questo per abituare meglio il fisico alla quota. In Bolivia invece non è stato cosi. Dopo pochi giorni, ho iniziato a stare male: mi sono venute le labbra gonfie, le macchie sul petto. Ho dovuto cosi scendere e rinunciare».
Per la spedizione 2011, il team di Massimo è per ora composto da 4 persone. Ma l'invito è ancora rivolto a nuove entrate. «Chiunque può provare una spedizione alpinistica extraeuropea. Per arrivare al campo base non ci vuole particolare preparazione. Mentre noi cercheremo di raggiungere gli 8 mila metri in 40 giorni». Nel 2003, Pastorelli tagliò il traguardo dei 7 mila. Perché dunque non arrivare alla cima, anche allora? «La differenza è anche una questione economica. Fino a 6 mila non si paga. Mentre dai 7 mila in su tutte le montagne hanno un costo di scalata e sono a numero chiuso».