Mosca, strage nel metrò: 38 morti
ROMA. Il buio, il sangue, le lamiere, le urla. E tutto attorno corpi dilaniati. Sono le otto del mattino, piena ora di punta, quando tra la gente che affolla la metropolitana di Mosca si scatena il panico.
È il terrorismo che torna a colpire, un incubo che nella capitale russa non si riaffacciava da sei anni. Due coppie di donne, una kamikaze e una fiancheggiatrice, per due esplosioni consecutive. La prima su un convoglio in transito alla stazione di Lubianka, sotto il quartiere generale dell'Fsb, i servizi segreti russi. La seconda, quaranta minuti dopo, alla fermata di Park Kultury, prima del ponte sulla Moscova che porta Gorky Park.
Trentotto i morti, 64 i feriti, molti dei quali evacuati con gli elicotteri atterrati nella grande piazza della Lubianka, non lontano dal Cremlino.
La prima autorità a riferire sul tremendo attentato è stato il procuratore di Mosca, Iuri Semin. «È una catastrofe. Alla Lubianka sono stati utilizzati tre chili di tritolo. Indaghiamo per terrorismo e non escludiamo la pista kamikaze», ha detto il procuratore. Poco dopo è stato il capo dell'Fsb a fornire ulteriori dettagli. «Sui luoghi degli attentati sono stati trovati frammenti di due donne kamikaze legate, in termini di residenza, al Caucaso del nord», ha detto il generale Alexandr Bortinikov, lasciando la riunione convocata al Cremlino dal presidente Medvedev. Dai primi accertamenti, ha poi aggiunto il capo dell'intelligence russa, gli ordigni erano a base di exogene, esplosivo militare già impiegato in altri attentati di matrice caucasica, mischiato a chiodi, bulloni e pezzi di ferro. Bombe potenti, la prima di quattro chili, la seconda di due.
Nel pomeriggio le notizie si sono fatte ancora più precise. Le due coppie di terroriste entrate in azione sono state riprese dalle telecamere di sicurezza: fotogrammi piuttosto nitidi da cui è subito partita la caccia alle due fiancheggiatrici in fuga e forse ad un quinto complice, stavolta un uomo. Quanto alle due kamikaze, alla Lubianka gli investigatori hanno recuperato i resti dell'attentatrice decapitata dall'esplosione. A Park Kultury, invece, sono stati raccolti brandelli di una cintura esplosiva.
Sulla rivedicazione dell'attentato, sinora attribuita agli indipendentisti caucasici, non ci sono ancora conferme. Ma molti osservatori ipotizzano si tratti della risposta alle operazioni di rastrellamento recentemente compiute da Mosca nel Caucaso settentrionale.
«Operazioni brutali», secondo fonti britanniche, e che qualche tempo fa hanno portato all'uccisione di Azor Asterimov, guerrigliero molto vicino al capo dei ribelli Doku Umarov. In un video del 14 febbraio scorso è proprio Umarov a proclamare guerra all'intero territorio russo: «I russi non sanno che la guerra sta arrivando nelle loro strade, nelle loro case, nelle loro città...».
«I terroristi saranno eliminati», ha dichiarato ieri sera il premier russo Vladimir Putin, rientrato d'urgenza da una missione in Siberia, definendo il doppio attentato «orribile per le sue conseguenze» e «ributtante per le modalità». «Lotteremo fino alla fine senza esitazioni», ha detto il presidente russo, Dmitri Medvedev, affermando che l'Fsb indagherà senza violare i diritti dei cittadini.