Mede, la Cgil contro gli spostamenti
MEDE.«Con un atto d'imperio una dipendente dell'Azienda ospedaliera è stata spostata al Cup di Mortara senza, a nostro avviso, averne il diritto. Prima di lei, infatti, c'era una dipendente che oggi lavora nella portineria dell'ospedale di Mede. Questo spostamento non ci convince». Il sindacalista della Cgil Oreste Negrini lamenta il mancato rispetto, in due casi, delle graduatorie di mobilità negli ospedali della Lomellina. «Sono due i casi che stiamo seguendo con la massima attenzione. Il paradosso è che da una parte si concede il trasferimento a una dipendente che non ne ha diritto, dall'altro invece lo si nega a un altro dipendente con gravi problemi fisici, che a nostro avviso ha tutto ha appunto il diritto di vedere accolta la propria domanda di trasferimento. Ma cosi non è e ce ne chiediamo la ragione». L'Azienda ospedaliera, da noi interpellata, si riserva di rispondere nei prossimi giorni.
«Uno di questi dipendenti penalizzati è pure beneficiario della legge 104, quella sui lavoratori con familiari o parenti con disabilità, il che rende ancora più inspiegabile il fatto che la sua domanda di trasferimento non sia stata accolta», aggiunge Negrini, che non è critico solo nei confronti dell'Ao e delle sue scelte: «Sinceramente non capisco per quale motivo questa battaglia sia combattuta dalla Cgil in totale solitudine: dove sono gli altri sindacati, perché nessuno dice niente in merito a quelle che io ritengo essere scelte non condivisibili? D'altronde le graduatorie di mobilità sono concordate con le Rsu dei lavoratori, ma in questi casi non ci risulta che i gradi di mobilità siano stati rispettati».
Negrini parla di scelte unilaterali e non motivate da parte dell'Azienda ospedaliera: «Tanto più se si considerano le condizioni di questi richiedenti - sottolinea il sindacalista della Cgil - . Sono situazioni a mio avviso non suscettibili di interpretazioni, uno dei dipendenti che ha chiesto di essere trasferito ha seri problemi di salute, ha pure subito un intervento chirurgico pesante. E invece ci troviamo dinanzi a un atto d'imperio da parte dei dirigenti dell'Azienda ospedaliera; ripeto, scelte univoche e non motivate e quindi non comprensibili». (p.a.v.)