Il ghisleriano Taramelli e l'amore per la geologia
«Io faccio omaggio all'Università di Pavia delle mie raccolte [...] riguardanti la geologia italiana; tra queste mi permetto di menzionare una collezione di circa 2000 campioni di rocce italiane, quasi tutte da me raccolte e l'altra di altrettante rocce lombarde».
È certamente un bel regalo quello che Torquato Taramelli nel 1919 offre all'Università, e perciò a Pavia, come segno di gratitudine per la cittadinanza onoraria ricevuta.
Nasce infatti a Bergamo nel 1845 'da ottimi genitori, in ristretta condizione economica" e, durante il liceo sceglie di studiare scienze naturali.
Vinto il concorso per il posto al Collegio Ghislieri nel 1861, segue in Università le lezioni di Antonio Stoppani, professore per un solo anno accademico e maestro per tutta la vita, che gli rivela il fascino e la concretezza della geologia.
Taramelli vive spinto e sostenuto da tre passioni. La prima è l'amor di patria che per lui ha il colore dei garibaldini.
Se nel 1860, adolescente, non può partire con i Mille perché ammalato di tifo, nel 1866 non esita ad arruolarsi volontario per la campagna del Trentino; e poi continua a pensare e a propugnare l'unità d'Italia presentandosi come 'incorreggibile irredentista", senza mai smettere di essere lo scienziato che studia e che spiega il territorio italiano come geologicamente complesso ma coerente.
Durante la prima guerra mondiale fa sentire spesso la sua voce a Pavia, con conferenze come 'Le montagne dove si combatte" (luglio 1915), o 'Il Friuli" (dicembre 1917).
È proprio il Friuli a dare slancio alla seconda passione: la geologia. Nominato a ventun anni insegnante nell'Istituto Tecnico di Udine (chiamato da Quintino Sella, commissario regio nella regione allora passata all'Italia) si dedica allo studio di quel territorio, del Bellunese, del Carso, comunicandone i risultati in più di ottanta studi che culminano nella grande opera 'Geologia delle provincie venete" (1882).
Da quella remota scuola la sua fama si diffonde tanto che nel 1875 (ha solo trent'anni) viene chiamato dall'Università di Pavia sulla cattedra di Geologia. Insegna per quarantaquattro anni e per due volte viene eletto rettore.
Taramelli è un professore geniale e scrupoloso: le sue lezioni sono corredate da frequenti gite sulle montagne dove guida i suoi studenti che talvolta faticano tenere il passo infaticabile del maestro, cosi minuto e agile, che spiega indicando e toccando rocce e faglie.
Tra i suoi oltre quattrocento saggi, basta ricordare le fondamentali monografie, nelle quali riesce a fondere approfondimento e sintesi: 'I tre laghi" (1903) e, per noi importantissima, la 'Descrizione geologica della Provincia di Pavia", ancora oggi indispensabile per abbondanza dei dati e originalità delle idee.
Infine il terzo importante aspetto: garibaldino e scienziato, Taramelli è anche un cattolico convinto, una fusione di idee e intenti non comune né facile in tempi, come i suoi, di dominante anticlericalismo e positivismo.
Dichiara la sua posizione più con i fatti che con le parole, reagendo con fermezza (ma senza l'impeto polemico tanto diffuso in quel tempo) alle allusioni pungenti di alcuni suoi colleghi. Affabile e insieme deciso, tenace e paziente, è un buon marito (rimasto vedovo, ricorda la moglie Clotilde come" 'esempio di nobili sentimenti") e padre di undici figli (tutti laureati e in carriera i sei maschi).
Ed è anche buon cittadino. A Pavia è conosciutissimo e impegnato per quattro volte come consigliere comunale; socio fondatore della Società Pavese di Storia Patria, nel secondo numero del 'Bollettino" (1902) stampa una memoria che dimostra la sua attenzione alla nostra terra: 'Dell'antico corso naturale del fiume Olona".
Per i geologi il suo nome perpetuato, oltre che dai tanti scritti, dalla 'taramellite", minerale che si trova nei calcari di Candoglia in Val d'Ossola; a Pavia è familiare a molti studenti: a quelli del Liceo Scientifico a lui intitolato già dall'anno seguente la sua morte, avvenuta il 31 marzo 1922, e a quelli universitari che raggiungono gli istituti scientifici, percorrendo il viale Taramelli che costeggia il Policlinico, ombroso e profumato di tigli.