LEGA NORD, CHE DELUSIONE È DIVENTATA CENTRALISTA


Proviamo ad immaginare se il leader di maggioranza e capo del governo fosse stato un altro del centrodestra, Formigoni o Tremonti. Ci sarebbe stata questa esasperazione sui magistrati «toghe rosse», «cancro del Paese»? O sulla tv «sgradita», al punto da indurre la Rai, ormai feudo berlusconiano, al bavaglio sotto elezioni? O, ancora, sul presidenzialismo quale ricetta magica per un popolo davvero «sovrano»?
Credo proprio di no. E invece, anche queste regionali saranno «ad personam»: pro o contro Berlusconi. Con quali vantaggi per il Paese ce lo racconta una crisi economica da cui non riusciamo ad uscire, ce lo dice l'evidenza di una crisi del sistema parlamentare che vede le Camere inoperose quando non ci sono decreti del governo da convertire in legge. La cosa più sconsolante? Ascoltare il presidente del Senato (carica che fu tenuta da giganti politici quali Merzagora, Fanfani o Spadolini) che lamenta «una brutta campagna elettorale», lui cosi vicino al presidente-padrone.
Il problema, ora, è se e come reagiranno gli italiani di fronte al voto. Sarkozy rimane all'Eliseo anche dopo che la sinistra «plurielle», guidata da un rinnovato Partito Socialista, ha vinto, di fatto, ovunque alle regionali, operando soltanto un rimpastino. E però il dato politico resta. Persino nell'opaca e stravolta Italia berlusconizzata, il successo del Pd e dei suoi alleati in un numero elevato di Regioni, cominciando da Piemonte e Liguria, significherebbe non poco. Al presente e in vista del 2013.
Vorrebbe dire che non ha pagato la tecnica destabilizzante di aggredire ogni giorno la magistratura e con essa l'equilibrio di fondo fra i poteri, di invadere e occupare Tg e reti (come confermano i dati ufficiali), di criminalizzare ogni dissenso, ogni satira tv (ha mai visto come David Letterman trattava il suo amico George W. Bush?), di ridicolizzare - lui che notoriamente è alto, bello, biondo e con gli occhi azzurri - l'aspetto degli avversari a cominciare dalla presidente del Piemonte e altro ancora.
Questo Berlusconi, a un dipresso, lo conoscevamo già. Semmai è peggiorato, sempre più esasperato e intimidatorio. E' la Lega Nord ad essere deludente.
Agli inizi la pensavamo federalista e la vediamo reggere la poltrona del premier più centralista da Crispi in qua, accettare in silenzio l'abolizione dell'Ici, unica leva autonoma dei Comuni, partecipare a Roma al «giuramento» centralista con Berlusconi, impegnandosi solennemente di «essere sempre in sintonia» con Palazzo Chigi. La pensavamo garante di una certa moralità pubblica e invece la vediamo difendere i doppi o tripli incarichi per cui Luca Zaia potrà essere, domani, ministro dell'Agricoltura e governatore del Veneto. O plaudire all'ascesa del pluribocciato Bossi jr.. E' chiaro allora che la Lega punta a staccare il Nord dall'Italia per farne, in tempi di globalizzazione, un «suo» staterello. Fosca prospettiva, ma è una delle poste in gioco oggi e domani.

Vittorio Emiliani