«Dell'Utri chiese i voti alla mafia e si mise a disposizione delle cosche»

PALERMO.Si è incentrata sul presunto patto stretto tra la mafia e il senatore Marcello Dell'Utri la requisitoria del pg Nino Gatto, pubblica accusa al processo d'appello al parlamentare del Pdl. L'imputato in primo grado, è stato condannato a 9 anni per concorso in associazione mafiosa. A sostegno del presunto accordo tra Dell'Utri e la mafia il pg ha citato, tra l'altro, due intercettazioni - una del 1999 e una del 2001 - in cui emergerebbe che l'imputato avrebbe chiesto voti a Cosa nostra e si sarebbe messo a disposizione delle cosche.
Nella prima intercettazione, avvenuta nell'autoscuola palermitana in cui il boss Bernardo Provenzano organizzava i suoi summit durante la latitanza, il mafioso Carmelo Amato avrebbe espressamente fatto riferimento all'accordo elettorale stretto da Dell'Utri con i clan. La seconda intercettazione è relativa a una conversazione del boss Giuseppe Guttadauro che faceva cenno a «impegni presi da Dell'Utri con la mafia».
Il pg ha citato come significativo del patto tra mafia e politica il disegno di legge, portato avanti nel 1994, col sostegno del presidente della commissione giustizia del Senato dell'epoca Tiziana Maiolo, che prevedeva modifiche al regime delle misure cautelare per i reti di mafia da cui i boss avrebbero tratto benefici. Ma il provvedimento non venne approvato perché il governo Berlusconi cadde.