Quelle indagini portano anche ad un giudice

ROMA.Stringere il cerchio per prendere l'assassino di Elisa o forse gli assassini. E' questo l'obbiettivo del questore di Potenza, Romolo Panico, che davanti agli sviluppi dell'inchiesta chiede «di far lavorare gli investigatori in tranquillità». «Non scarteremo alcuna pista», ha aggiunto il questore confermando che al momento l'indagato principale rimane il 38enne Danilo Restivo, da sempre il sospettato numero uno. Restivo fu l'ultimo a incontrarsi con Elisa, e nel giorno del delitto fu sempre lui ad andare al pronto soccorso dell'ospedale cittadino per curarsi alcune ferite ad una mano. Ma il motivo per il quale quel 12 settembre 1993 non ci fu nessuna perquisizione del suo domicilio rimane un mistero; uno dei tanti misteri che costellano un giallo inziato diciassette anni fa. Di questa ed altre circostanze relative alle indagini sul caso Claps si sono recentemente occupati i Pm salernitani, Apicella e Nuzzi, chiamati a indagare sul pubblico ministero Luigi De Magistris e sulle denunce presentate a suo carico dai magistrati potentini coinvolti nella scottante inchiesta ribattezzata «Toghe lucane».
Tra gli indagati di De Magistris, c'era ad esempio l'allora pubblico ministero della procura potentina, Felicia Genovesi, titolare delle indagini sul caso Claps e moglie di Michele Cannizzaro, direttore generale dell'azienda ospedaliera San Carlo. Si tratta dello stesso ospedale in cui è diventato funzionario Luigi Grimaldi, dirigente della squadra mobile potentina nei giorni della scomparsa di Elisa (e poi irigente amministrativo presso l'Università di Salerno). Fu per colpa di un mandato mai arrivato che la polizia non potè perquisire l'abitazione di Restivo dove due zelanti agenti si erano subito presentati. A fermarli con la pretesa di un mandato, fu Maurizio Restivo, il padre del ragazzo, che in città godeva di molte amicizie potenti. E che secondo alcune testimonianze si sarebbe rivolto proprio a Cannizzaro. (n.a)