Certosa, un romanzo scolpito sulla facciata


CERTOSA.Draghi alati sopra le bifore, medaglioni dei grandi della storia romana e poi raffigurazioni della vita di Gian Galeazzo Visconti, statue di santi, pilastri con la storia della Vergine e del Battista, bassorilievi con episodi della vita di Cristo, formelle con gli stemmi viscontei-sforzeschi, zoccolature che raccontano la vicenda dell'ordine dei certosini. Il raffinato ricamo in marmo della facciata della Certosa è come un grande libro. E' una sorta di enciclopedia della cristianità, ma allo stesso tempo è anche testimonianza storica del ducato dei Visconti e dei tre secoli in cui la facciata ha preso man mano forma, oltre ad essere una raccolta completa della scultura lombarda dell'epoca. E proprio il libro è uno dei temi più ricorrenti in quel cesello di marmi colorati, basti dire che delle 63 statue di santi che decorano la facciata, 27 hanno un libro in mano. Tutto ciò si può vedere da vicino sfogliando il volume «La Certosa di Pavia. Il grande racconto della facciata» curato da Luisa Erba, Maria Teresa Mazzilli Savini e Chiara Pagani. Il libro, stampato con cura dettagliata da Luigi Ponzio e pubblicato dall'ateneo di Pavia, è stato presentato ieri alla presenza di Letizia Lodi, direttore del Museo della Certosa.
Il volume raccoglie 300 riprese fotografiche ad alta definizione di Fiorenzo Cantalupi di Pavia che danno una mappatura completa del prezioso romanzo scolpito a pietra. Fotogramma per fotogramma si scorre tutto il lavoro degli artisti che, in svariato numero ed in epoche differenti, operarono per la costruzione della complessa facciata nata su un progetto di Guiniforte Solari, l'architetto che portò a compimento la fabbrica della Certosa. Ci lavorò dal 27 agosto del 1396 (data della posa della prima pietra) fino alla fine dei suoi giorni. Con la sua scomparsa nel 1481, gli scultori con a capo i fratelli Cristoforo e Antonio Mantegazza e quelli diretti da Giovanni Antonio Amadeo ebbero incontrasta libertà dando un nuovo indirizzo al loro lavoro. Artisti e progetti cambiarono nuovamente nel 1491 quando l'Amodeo prese la direzione dell'opera, visto che Antonio Mantegazza era rimasto solo alla morte del fratello Cristoforo e del suo collaboratore più prezioso, Antonio della Porta detto il Tamagnino. Arrivarono nuovi talenti, i migliori dell'arte lombarda dell'epoca, e ognuno segnò la facciata con il suo personale stile. Nel 1499 giunti alla costruzione della prima loggetta, l'Amadeo chiuse improvvisamente il contratto e lasciò per sempre la Certosa. I lavori passarono a Benedetto Brioso e poi a Cristoforo Lombardo. In tanti misero la loro arte nella facciata. Mani diverse, ma anche diverse stili raggiunti dai medesimi artisti nel corso della loro vita. Dai documenti si sa che gli scultori operavano in squadre, ma il lavoro non fu diviso con logica ferrea. Cosi finirono affiancate creazioni di squadre differenti. A complicare ancor più le cose fu il successivo spostamento delle opere: alcune furono posizionate all'interno del monastero, altre invece, pur essendo create per le stanze dell'abbazia, finirono nei secoli a far bella mostra sulla facciata.

Linda Lucini