Il Papa scrive alla Chiesa d'Irlanda
ROMA.Tolleranza zero. È questo ciò che si aspettano le vittime di abusi sessuali dalla lettera pastorale che Benedetto XVI ha scritto per i cattolici d'Irlanda, firmata ieri pomeriggio e il cui testo sarà reso noto solo oggi. Questa volta nessuna indiscrezione o anticipazione riguardo al contenuto del documento che il mondo intero sembra ormai attendere, religiosi e laici. Una lettera secretata fino all'ultimo momento da un Pontefice «mite e umile, discreto e giusto che a tutti - come ha spiegato il segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone - sta offrendo una testimonianza coraggiosa nel cammino accidentato della storia». Nell'attesa, c'è chi si dice «fermamente convinto che il Santo Padre adotterà seri provvedimenti su un fenomeno che ormai è alla luce del giorno e che non ha più motivo di essere trattato ambiguamente». Don Fortunato Di Noto, prete siciliano e pionere nella lotta alla pedofilia online grazie all'associazione Meter, da lui messa in piedi una ventina di anni fa nel ragusano, prova a immaginare la nuova linea che Benedetto XVI comunicherà da qui a poche ore ai fedeli irlandesi e, indirettamente, alla Chiesa nella sua totalità. A partire dai vertici delle più importanti istituzioni ecclesiastiche.
«Nella lettera del Papa, immagino ci sia innanzitutto una richiesta di guarigione e di riconciliazione, quindi una richiesta - fondamentale - di perdono alle vittime e un impegno della Chiesa, oggi più che mai, nella tutela dell'infanzia, ad esempio inserendo la lotta alla pedofilia nell'attività pastorale ordinaria». Magari seguendo l'esempio di molte diocesi italiane, da Piazza Armerina a Bergamo, che hanno deciso di aprire degli sportelli di consultazione e assistenza alle vittime di abusi sessuali. «Per colpa di alcuni sacerdoti - aggiunge don Di Noto - la Chiesa sta vivendo questa vergogna ma, lo dico a chiare lettere, chi si è macchiato di simili reati è bene che non faccia il sacerdote». L'auspicio, spiega il prete che da tempo viene invitato dalla Conferenza di vescovi anglofoni a raccontare la sua metodologia di intervento sul triste fenomeno della pedofilia, è di impostare una valida attività preventiva attraverso corsi di formazione e, specie nei seminari, di più seria educazione affettiva. Mentre per i casi di violenza già consumati, «la Chiesa può porvi rimedio nella misura in cui viene data la garanzia che i fatti saranno studiati, accertati e definiti». Un comportamento non solito «in Paesi che si dicono democratici». «La Chiesa affronta episodi accaduti anche 35 anni fa ma per i quali la vittima non avrà mai giustizia, né penale e né civile, perché per gli ordinamenti statali quei reati sono prescritti già dopo 10 anni e nessun magistrato aprirà mai un fascicolo». La domanda «che pongo ad alta voce - conclude don Fortunato Di Noto - è allora questa: gli Stati hanno anch'essi intenzione di impegnarsi e collaborare?».