Bimbo massacrato, raptus da cocaina
GENOVA.Ora Caterina piange. In isolamento, perché in carcere certe cose non si perdonano, piange e si dispera: «Chi mi ha portato via il mio cucciolo? Non ci posso credere che il mio cucciolo non ci sia più. Non posso credere che sia stato quel...». Caterina Mathas a Pontedecimo è arrivata con l'accusa di omicidio volontario in concorso per l'assassinio di Alessandro, suo figlio, otto mesi.
Seviziato e ucciso dopo un festino a due a base di coca. E' rinchiuso a Marassi anche il compagno di quella notte, Giovanni Antonio Rasero, broker marittimo di 29 anni, padre di due figli.
Emergono raccapriccianti i particolari della morte del bambino, arrivato esanime martedi mattina all'istituto Gaslini col cranio sfondato, bruciature da sigaretta in un orecchio e all'inguine, ed ecchimosi per i pizzicotti sul collo. Gli esami radiologici raccontano un frammento dell'inferno del piccolo prima di morire, vittima di un raptus di follia determinato dagli effetti della droga in un monolocale di un esclusivo residence a Nervi. Sottoposto ad una violenza «reiterata» compatibile con lo sbattimento contro un muro, un mobile o il pavimento.
E proprio di «sbattimento» ha parlato Rasero nel corso del suo interrogatorio, accusando la giovane madre. Ha raccontato di averla vista scaraventare a terra il piccino nel cuore della notte e di averle gridato di smettere. Al pm Marco Airoldi, titolare dell'inchiesta, Caterina Mathas ha invece detto di essersi addormentata dopo aver controllato il piccolo sistemato su un divano vicino, e di essere stata svegliata dall'uomo ieri mattina alle 10.30, perchè il bimbo non si muoveva più.
Maggiori dettagli verranno dall'autopsia, che sarà eseguita domani dal professor Francesco Ventura. Il medico legale Marco Salvi sta invece effettuando gli esami tossicologici sulla coppia per stabilirne lo stato di alterazione e l'orario di assunzione della cocaina. La giovane donna, madre single di un bimbo che non era stato riconosciuto dal padre, era già stata segnalata come consumatrice di droga, ma non era seguita dai servizi sociali.(a.g.)