E la viabilità è dimenticata

Il Documento di Piano di Pavia muove i suoi primi passi ufficiali. Due le scelte di fondo. Prevedere l'edificabilità su una serie di aree di proprietà di enti pavesi e allo stesso tempo proporre una trasformazione «densificata», con tanto di mini grattacieli, per le aree dismesse. Scelte in contrasto tra loro e soprattutto in concorrenza in un mercato immobiliare già saturato da scelte precedenti.
La nuova edificabilità (sia diretta sia come diritto da spendere su altri suoli grazie a meccanismi che se governati male hanno dimostrato di produrre vere e proprie «metastasi» in aree di pregio) risolverà forse qualche buco di bilancio. Guardando però agli ultimi anni dovremmo aver imparato che le piccole operazioni immobiliari che non devono confrontarsi con scelte urbanistiche che la nostra politica non è in grado di fare in tempi utili, sono di gran lunga preferite ai grandi progetti.
Un esempio lampante della mancanza di saper pensare ad una scala diversa dalle brutte cose che ci è toccato veder spuntare in tempi recenti, è l'assenza di vere indicazioni di viabilità generale che questo documento da ai progettisti delle aree dismesse. La soluzione ai problemi che questi interventi produrranno con le relative scelte difficili che si imporranno vengono regalate a chi governerà (e abiterà) la città tra una decina d'anni.
Il collasso di viale Cremona non viene più risolto attraverso la brutta strada di gronda già prevista o la certezza del riuso della sede ferroviaria (necessari per scaricare l'asse principale), ma con un sottopasso, ossia un collegamento utile soprattutto per collegare i due mega interventi previsti (Snia e Dogana).
Il grande intervento Neca, Scalo Ferroviario e Necchi al posto di fungere da cerniera tra città storica e Cravino rischia di diventare di fatto una terza città, chiusa in se stessa, collegata alla tangenziale attraverso una bretella che taglia il parco all'altezza dello stadio e che costringerà i suoi abitanti e utenti a spostarsi in macchina anche per coprire distanze di poche centinaia di metri.
Per finire viene prevista la trasformazione dell'Arsenale senza pensare a come non caricare ulteriormente di traffico via Riviera. Sono queste le risposte complesse alla città che cambia?

Davide Tremolada / Intraversato / architetto, Pavia