Brucia la baracca, muore ragazzo rom
MILANO.E' nata dal gelo di questi giorni e dal disagio di una vita randagia, la tragica fine, tra le fiamme, di un ragazzino rom che l'altra notte, a Milano, ha trovato la morte nella baracchetta di legno dove viveva con i fratelli, in un campo abusivo in periferia. Gli altri componenti del nucleo famigliare si sono salvati: lui, invece, Emil Enea, 13 anni, è stato trovato completamente carbonizzato. E mentre l'Opera nomadi punta il dito contro il Comune «quello che è accaduto è la diretta conseguenza delle condizioni di vita in cui sono costretti i rom e le popolazioni nomadi, è il prezzo che si paga a fronte di una totale assenza delle politiche di accoglienza, anche temporanea, della mancanza di strutture, insomma non c'è a Milano alcuna governance del problema rom», gli accertamenti della polizia e dei vigili del fuoco hanno evidenziato che a portare fuori controllo le fiamme è stato un carico eccessivo di legna che il capofamiglia aveva messo in una stufetta proprio per proteggersi dal freddo.
Il papà del tredicenne, di 46 anni con piccoli precedenti, si era alzato di notte per caricare la stufa, che si trova tra due vani, separati da una sottile parete: da una parte dormono i genitori, con altri due figli piccoli, e dall'altra i figli grandi, una ragazza di 21 anni, uno di 19 e Emil. Tra il fumo e la confusione tutti pensavano fosse uscito anche Emil, che invece, non ce l'ha fatta. L'incendio si è sviluppato in un insediamento non autorizzato, nell'estrema periferia ovest della città, che conta 12 campi autorizzati.