Usura, in manette il capo


VOGHERA. Un giro di usura con tassi d'interesse del 250% annuo; un'operazione multiforze, con 13 ordini di custodia cautelare in carcere, partita dalla Sicilia e arrivata anche a Voghera: dove è stato eseguito uno degli arresti.
A finire in manette a Voghera è stato uno dei due capi dell'organizzazione: Salvatore Villeggiante, 46 anni, residente a Caltagirone; l'altro capo della banda è suo fratello Giuseppe, di 42 anni, che è stato invece arrestato in Sicilia.
Salvatore Villeggiante, dopo avere inizialmente tentato di sottrarsi all'arresto, probabilmente su suggerimento del suo avvocato ha deciso di costituirsi e si è recato al comando compagnia di via Verdi a Voghera, dove si è consegnato ai carabinieri. Ora gli inquirenti stanno cercando di stabilire per quale motivo Villeggiante si trovasse in Oltrepo. C'è la possibilità che il siciliano si fosse semplicemente rifugiato in provincia di Pavia, proprio per sottrarsi all'arresto imminente da parte delle forze dell'ordine siciliane, ma è anche possibile che avesse degli affari in questa parte della Lombardia e che cercasse di estendere in zona il suo «giro» di usura.
L'operazione «Settimo Cerchio», che ha portato al suo arresto, è stata coordinata dalla procura di Caltagirone, che si è servita per le indagini dei carabinieri, della guardia di finanza e della polizia stradale. Gli altri ordini di custodia cautelare sono stati emessi ed eseguiti nei confronti di Giuseppe Villeggiante, Giuseppe Senia, Manuel Laurino La Rocca, Nunzia La Micela, Carmelo D'Amico, Alessandro D'Amico, Giuseppe Bonaviri, Salvatore D'Agostino e Franco Gulizia. Altre tre persone per il momento sono riuscite a sfuggire all'arresto e sono attivamente ricercate in tutta Italia. Oltrepo compreso: è probabile, infatti, che Salvatore Villeggiante non fosse solo durante la sua trasferta lombarda.
In base all'indagine portata avanti dalla procura siciliana il giro di usura si svolgeva soprattutto in provincia di Catania, ma aveva ramificazioni anche altrove. Secondo l'accusa i fratelli Villeggiante, commercianti d'auto molto noti nel Catanese, attraverso la finta vendita di automobili si procuravano dalle società finanziarie e dalle banche il denaro che poi prestavano a tassi usurai del 250% anuo. A quanto pare Salvatore Villeggiante aveva da poco anche interessi in una concessionaria d'auto dell'Hinterland milanese. La banda godeva di appoggi e complicità nell'ambiente delle finanziarie e delle banche. «Avevano messo in piedi un vero 'mercato nero" del denaro - spiegano i carabinieri - C'era chi procurava i clienti. Dopo avere ottenuto precise garanzie (proprio come nelle banche vere) la banda concedeva i prestiti a usura. In caso di mancato pagamento delle rate entrava in azione un servizio di 'recupero crediti" che ricorreva alle maniere forti».

Paolo Fizzarotti