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ROMA.Nessun nuovo braccio di ferro. Giorgio Napolitano sembra orientato a firmare la legge sul legittimo impedimento appena approvata dalla maggioranza grazie all'ennesimo voto di fiducia. Ma non subito. Da quanto si apprende aspetterà lunedi. Probabilmente per non rischiare di diventare il bersaglio della piazza di centrosinistra che manifesterà sabato a Roma.
Berlusconi, da parte sua, in questi giorni di campagna elettorale ostenta compattezza, stima e sintonia con Fini. In realtà aspetta solo che passi il voto. Si discute infatti ancora della data, ma la notizia è certa. Subito dopo le elezioni il Cavaliere convocherà la prima convention dei Promotori della libertà, il corpo speciale di pretoriani che risponderà solo a lui.
Forse la prefigurazione di un nuovo movimento, forse solo l'arma finale per mettere a tacere dissensi o anche solo distinzioni interne al Pdl. A cominciare ovviamente proprio da Fini.
Di certo c'è che negli ultimi due casi in cui il Cavaliere ha voluto comunicare qualcosa lo ha fatto saltando a piè pari le strutture del Pdl e rivolgendosi direttamente alla nascente organizzazione dei 'Promotori", per ora un sito e una sede a Milano. Lo ha fatto venerdi 5 marzo quando ha registrato i primi appelli elettorali, e lo ha ripetuto martedi 9 quando ha anticipato, in un messaggio video, l'attacco poi sferrato in conferenza stampa contro radicali e magistrati sulle liste. In entrambi i casi il messaggio lo ha fatto recapitare all'organizzazione affidata a Michela Brambilla, non a quella del Pdl. E nel secondo caso, il messaggio si apriva con un «Cari promotori».
Non è un caso che se ne sia accorto, e che si sia allarmato, il «Secolo d'Italia», avamposto finiano fra i giornali della destra. In un articolo pubblicato il 6 marzo ci si chiede come mai Berlusconi abbia affidato il messaggio «alle speciali milizie brambilliane piuttosto che ai coordinatori del partito per farlo circolare tra iscritti e simpatizzanti». Per il «Secolo», che alla faccenda dedica un grande spazio, resta «un segnale da interpretare». Ma il quotidiano si spinge già ad interpretarlo come un atto di sfiducia verso il Pdl e un'anticipazione di un possibile nuovo «predellino».
Di sicuro Berlusconi vede ormai come il fumo negli occhi un partito ingrassato da notabili e professionisti della politica. L'annoia solo l'idea di dover discutere, convincere, magari anche dover cercare il consenso di altri. Ha bisogno di una massa da manovra, pronta ad entrare in scena velocemente e senza fare troppe discussioni. Non ha digerito del resto il clamoroso flop delle iscrizioni. Aveva chiesto un milione di iscritti, ne sono state raccolte intorno alle 30mila. Un altro capolavoro che imputa ai tre coordinatori del Pdl.
Ora è partita quindi l'opera di affiliazione dei promotori. In questo caso rivolta solo agli iscritti. Non ci sono ancora cifre sicure, ma il corpo scelto dovrebbe poter contare già sul dieci per cento degli iscritti. Vale a dire 3mila fedelissimi del Presidente. L'arma finale per chiarire che nel Pdl comanda solo uno.