Condanna pesante per la cocaina da Santo Domingo

PAVIA. Tutto parti, nel 2005, con le dichiarazioni di un pregiudicato, che parlò dell'esistenza a Pavia di un'organizzazione dedita al narcotraffico. La cocaina arrivava in città dalla Repubblica Dominicana. L'altro ieri il processo si è chiuso per tre imputati.
Michele Mameli, all'epoca uno dei gestori del Bronx, è stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione: il giudice ha ritenuto provato il suo coinvolgimento in quell'inchiesta, che gli investigatori avevano battezzato 'Macumba". Assolti, invece, il dominicano Angel Luis Roso, difeso dall'avvocato Fabrizio Aronica, e Daniele Finotti, difeso da Maria Elena Veneroni. Un quarto imputato, Mustapha Zemmami, era stato già giudicato e condannato con rito abbreviato. Per Angel Luis Roso (che a Santo Domingo era un agente speciale antidroga presso il Ministero degli Interni) è la seconda assoluzione nel giro di pochi anni. Già coinvolto in un'altra inchiesta sullo spaccio di droga (un flacone di shampoo era stato scambiato per cocaina), era stato scarcercato poco tempo dopo, assolto dalle accuse e perfino risarcito dal Ministero con 24mila euro per ingiusta detenzione. L'avvocato Aronica attende di leggere le motivazioni della sentenza per valutare di fare causa anche stavolta. In carcere Roso ha trascorso 18 giorni. Insieme a lui, nel 2005, vi finirono altre 25 persone. Secondo le accuse (che i giudici hanno ritenuto sussistere per buona parte degli imputati, molti dei quali hanno patteggiato o definito il processo con rito abbreviato, per ottenere lo sconto di pena) a Pavia sarebbe esistita un'organizzazione di narcotrafficanti, che faceva arrivare cocaina dalla Republica Dominicana tramite corrieri fino a Pavia. Qui veniva spacciata a professionisti, ma anche a ragazzini minorenni. Nel mirino finirono anche tre locali della città, che sarebbero stati per molto tempo il punto di riferimento per i consumatori.
Furono le dichiarazioni di un pregiudicato a mettere in moto le indagini. Centinaia le intercettazioni telefoniche, in cui gli indagati comunicavano con un linguaggio in codice. Un centinaio i consumatori identificati: tanti in una fascia di età tra i 14 e 17 anni. Nel corso delle indagini furono sequestrati 2 chili di cocaina pura, 100 grammi di hashish, numerose pasticche di ecstasy, due pistole e denaro contante. A capo dell'organizzazione dedita al narcotraffico, secondo gli inquirenti, c'erano tre persone: il leccese Mario Martella, indicato come affiliato alla Sacra Corona Unita, Alejandro Reynoso Sanchez, e lo stesso Angel Luis Roso (che in questo processo è stato assolto).
Secondo l'accusa, i dominicani si incaricavano di far giungere cocaina purissima direttamente dalla Repubblica Dominicana tramite corrieri italiani e stranieri. La droga viaggiava nei bagagli, nascosta in confezioni di saponi o prodotti per la cosmesi. Arrivava in Spagna e poi in Italia, attraverso lo scalo di Malpensa sino ai vari punti di spaccio. La droga veniva venduta al dettaglio privilegiando i canali delle discoteche e dei locali notturni.

Maria Fiore