Dialogo virtuoso tra violino e pianoforte

PAVIA.La calibratura tra il suono del violino e l'espressività del pianoforte connotano il 'Concerto di Pasqua" in programma oggi (ore 21) al Collegio Borromeo, protagonisti Anna Tifu, pluripremiata allieva di Salvatore Accardo, e Giulio Biddau, talento della tastiera specializzatosi con Ciccolini, Badura-Skoda, Rouvier, Aimard. La loro freschezza, la spontaneità e la gran voglia di fare musica insieme, gareggiando con i due strumenti, saranno profuse anche nell'esecuzione del repertorio scelto, decisamente accattivante.
Si comincia, infatti, con la superba Sonata 'Kreutzer", uno dei lavori più rappresentativi del Beethoven di mezzo. In questa pagina drammatica e impetuosa resa celebre grazie anche all'apporto derivato dall'omonimo racconto di Tolstoj, l'autore andò oltre l'equilibrio e la dimensione squisitamente cameristica d'impronta mozartiana. E, in effetti, mai prima d'allora la dialettica concertante era stata cosi fitta e tesa fino allo spasimo, né le scritture dei due strumenti avevano raggiunto un tale grado di splendore virtuosistico, valorizzato dalla bellezza dei singoli episodi - la gioiosa vitalità del finale, raggiunta attraverso la struggente passione del primo movimento e l'intimo raccoglimento dell''Andante" - sviluppati con perfetto equilibrio e visione organica.
La parte centrale della serata è riservata alla 'Fantasia op.131" di Schumann, un lavoro che è come un unico, esteso movimento, da cui traspare un'immediatezza espressiva fatta di brevi illuminazioni, episodi estroversi e improvvise pause meditative, con il violino che suggerisce le atmosfere e i toni poetici.
Segue la smagliante 'Tzigane" di Ravel, un altro pezzo diabolico a metà tra la romanza zingara e i maestosi virtuosismi di Paganini. In susseguirsi di vorticose intuizioni armoniche e libere improvvisazioni l'autore si diverte e citare Haydn, Liszt e se stesso fondendo arcate quasi sussurrate, ripide salite, arpeggi virtuosi in pizzicato in un rapinoso cesello che, ispirandosi allo stile improvvisativo dei violinisti tzigani ungheresi, rievoca temi e armonie della tradizione slava, contestualizzati con la musica classica mitteleuropea e trasfigurati con ironia sottile. Chiusura di serata con la sfavillante 'Fantasia da Concerto sulla Carmen Op. 25" di de Sarasate, brano di grande godibilità, brillante, capace di racchiudere in pochi minuti tutto il mondo poetico dell'opera di Bizet.
Le sue variazioni rinunciano quasi del tutto al virtuosismo trascendentale, all'ornamentazione ricca e spericolata per puntare, invece, sul calore trascinante della melodia, sul contrasto fra l'appassionata sonorità del registro grave, la limpida esattezza di quello medio, la penetrante intensità dell'acuto fino alla liquida impalpabilità del sovracuto.