Traffico d'armi, torna la tensione tra Italia e Iran
ROMA. Si è trasformata in un caso diplomatico la vicenda dei due iraniani arrestati in Italia con l'accusa di aver partecipato ad un traffico d'armi verso la Repubblica islamica. L'ambasciatore italiano a Teheran, Alberto Bradanini, è stato convocato con urgenza al ministero degli Esteri iraniano.
L'inchiesta è stata definita «una iniziativa propagandistica contro l'Iran» e ha chiesto il rilascio degli arrestati. Ma il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha negato che vi sia stato un uso «strumentale» della giustizia e ha parlato di «reazione scomposta» da parte di Teheran. Il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, responsabile dell'inchiesta, che con i due iraniani ha portato in carcere anche cinque italiani, non ha voluto fare alcuna dichiarazione sulle affermazioni di Teheran.
Intanto ieri uno dei due iraniani arrestati, nel corso di un interrogatorio, ha negato ogni suo coinvolgimento e di essere un agente segreto di Teheran.
Ma tutta la vicenda ha avuto degli inevitabili risvolti in Svizzera l'inchiesta della Procura di Milano che ha portato all'emissione di sette ordinanze di custodia cautelare riguardo a un giro di «triangolazioni internazionali», tra Milano, Bucarest, Londra e Dubai che avrebbe consentito ad un ex dirigente della «Beretta», Alessandro Bon, 43 anni, titolare della società Antares international, di aggirare l'embargo per la vendita di armi all'Iran. Il ministero pubblico federale ha avviato, cosi come accade automaticamente, un'inchiesta parallela con perquisizioni a carico di uno degli arrestati, Arnaldo La Scala, cittadino italo-svizzero di 44 anni titolare di società di Biasca (Ticino) e Ginevra specializzate nella tecnologia di eliche per elicotteri. Tra gli arrestati anche Nejad Hamid Masoumi, 51 anni, giornalista accreditato da anni presso la stampa estera a Roma e volto della Tv di Stato iraniana. Il traffico d'armi avrebbe portato in Iran puntatori laser (200 sequestrati in Romania e altri 100 nel'aeroporto di Heathrow a Londra), giubbotti autorespiratori, paracadute e anche un elicottero. Sarebbe stata invece scongiurata la vendita di proiettili traccianti e materiale termochimico per costruire «bombe sporche».