Lavori fantasma all'Ipsia «La Provincia pagò tutto fatto solo il 10 per cento»

PAVIA. Le uscite di sicurezza e le strisce antiscivolo sono rimaste solo sulla carta. Progetti mai compiuti. All'Ipsia Cremona di Pavia, definita ieri in aula dal testimone «la scuola messa peggio», soltanto il 10 per cento dei lavori che furono chiesti alla ditta tra il 2006 e il 2007, fu realizzato. E, da quanto è emerso ieri al processo sugli appalti incompiuti negli istituti scolastici della provincia di Pavia, la parte mancante non è più stata fatta. Il processo ha frenato gli interventi.
A tre anni di distanza dalla denuncia presentata dal presidente della Provincia Vittorio Poma sui lavori di manutenzione delle scuole - secondo l'accusa pagati e mai fatti - il processo ieri è entrato nel vivo. Sono stati esaminati, attraverso le testimonianze dei dirigenti della Provincia (che in questo processo si è costituita parte civile con l'avvocato Giuseppe Roccioletti) venti capi di imputazione che racchiudono le accuse di falso e truffa a carico di impresari e direttori dei lavori: avrebbero prodotto stati di avanzamento e ottenuto pagamenti per lavori in realtà mai fatti.
In aula, dalla testimonianza del dirigente del settore Edifici scolastici della Provincia Claudio Vai (in pensione da qualche settimana) è venuta alla luce la situazione particolare dell'Ipsia Cremona, che è uno dei cinque istituti (gli altri sono il Pollini di Mortara, l'Einaudi di Mortara, il Foscolo di Broni e il Faravelli di Stradella) esaminati in questo processo. Il dirigente ha raccontato che le verifiche dei periti, partite dopo che erano emerse alcune irregolarità al Maserati di Voghera, avevano evidenziato una situazione «molto pesante all'Ipsia, dove praticamente la maggior parte degli interventi che avevamo chiesto non era stata fatta. E non è più stata fatta». Mentre per gli altri istituti, infatti, le imprese terminarono i lavori contestati, gli interventi all'Ipsia Cremona finirono imbrigliati nel contenzioso e frenati dal procedimento penale. Secondo le carte, dei 123mila euro previsti per questo istituto, ben 117mila euro sarebbero stati liquidati per lavori non fatti. Di questi lavori devono rispondere Paolo Cattini, 45 anni, (che ha contestato come non sue le firme su alcuni documenti) e Aldo Galuppi, 42 anni, rappresentante legale della società G&P Tecniche di costruzione, difesi da Giovanni Brambilla Pisoni, Francesco Borasi e Cristiani.
Claudio Gibelli, 45 anni, presidente di Confcooperative e rappresentante della Comes Costruzioni, e Ileano Comizzoli, 62 anni di Cura Carpignano, difeso da Rossella Camperi e Giovanni Beretta, devono invece rispondere dei lavori all'Ipsia Pollini di Mortara, all'Einaudi di Mortara, al Foscolo di Broni e al Faravelli di Stradella. In tutto, la cifra contestata dall'accusa si aggira intorno ai 500mila euro. Gli imputati hanno fatto una proposta di risarcimento. Ma finora l'accordo con la Provincia non è stato trovato.

Maria Fiore