Fragalà, funerali solenni per una tragedia "pubblica"
PALERMO.Sostenuta dal fidanzato, impietrita da un dolore composto, in piedi tra la madre e il fratello, Marzia Fragalà, figlia del penalista massacrato da un killer ancora senza nome, è l'immagine di una tragedia privata divenuta in qualche modo, per le sue modalità, 'pubblica". Con le solenni esequie, celebrate in una cattedrale strapiena, Palermo ha detto addio all'avvocato con la passione per la politica. Sobri i toni dell'arcivescovo Paolo Romeo, che ha denunciato l'imperante decadimento morale, che, solo, può spiegare la brutale violenza dell'assassino. In una cerimonia senza retorica, il presidente della Camera Gianfranco Fini, che con la vittima ha condiviso una antica e comune militanza politica, ha ricordato «un uomo che credeva nella giustizia». A lanciare il grido di Palermo, «città ferita», è stato il presidente del Senato Renato Schifani, che ha rivolto un appello all'assassino: «Si penta». Le parole più accorate le hanno pronunciate gli avvocati. «Marzia, quando giurerai, saremo con te», ha detto Enrico Sanseverino, presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Palermo rivolgendosi alla figlia del penalista che si appresta a indossare la toga.