Il teatro da camera di Polo Poli
STRADELLA. Per la loro stessa composizione, i «Sillabari» di Goffredo Parise si possono considerare una sorta di «corti» teatrali, dei piccoli testi perfetti per un sofisticato teatro da camera come quello di Paolo Poli, attraverso il quale diventano materia per un altro esercizio di stile (domani e mercoledi, ore 21, al Teatro Sociale di Stradella).
Organizzati come un glossario alfabetico di sentimenti, situazioni, vizi, virtù e personaggi un pò straniati rispetto alla loro realtà, questi lavori fanno emergere la vicenda personale dell'autore, uno specchio minuzioso della società italiana del '900 in rapido cambiamento ed un più generale sguardo sull'eccentricità dell'avventura umana, ritratta con profondità psicologica. Interni, esterni, umili abitazioni, amori e tradimenti, illusione e realtà, visi, abitudini, vestiti, atteggiamenti, sensazioni, profumi cristallizzati in una prosa lucida e disincantata costituiscono una dimensione vivace vivace e fantasiosa.
E' un grande microcosmo, quello delineato da Parise, che consente a Poli di mettere in scena ancora una volta il suo spiazzante teatro en travesti mosso fra cultura alta e bassa, citazioni letterarie raffinate e rime popolari, arte eccentrica e doppi sensi da avanspettacolo. Complici Emanuele Luzzati con le sue tele che si sbizzarriscono in continui richiami all'arte contemporanea e Santuzza Cali con i suoi eccentrici costumi, affronta quell'apparato letterario con l'humour al veleno, il tono scanzonato, lo sberleffo irriverente, i segni caustici che formano la sua cifra e da trasformista istrionico e raggiante si diverte ad indossare frac, divisa da postino, cappotto arancio con collo di pelo o rosso stretto in vita, tubino di strass o abito stile impero o costume da drag queen con spacco vertiginoso e maniche ad ala di pipistrello per diventare ricca vedova allegra, borghese piccolo piccolo, zitella di mezza età, bambino capriccioso, ufficiale di marina... Intanto, accompagnato da 4 boys 4, dà vita a calembour, filastrocche, rime e prosa, mossettine e tiritere pronunciate con voce ciocca e con un ritmo che sale e scende inseguendo i suoi gesti sontuosi in un susseguirsi di siparietti, che dietro l'apparente frivolezza di figurine, lustrini, canzonette e balletti, celano la sapidità di una sagace analisi letteraria e di un'osservazione antropologica impagabilmente espressa. (f. cor.)